Le richieste ai fornitori

La nuova Versace parte con un occhio ai costi

Per difendere le eccellenze del made in Italy è necessario innanzitutto difendere il lavoro di chi permette il conseguimento di tali livelli di qualità.

Un concetto semplice, che però non sembra essere stato recepito dalla nuova proprietà di Versace, l'americana Michael Kors (oggi Capri Holdings Ltd), che come prima mossa dall'acquisto ha incontrato i fornitori della maison, chiedendo una riduzione dei loro compensi.

Secondo quanto risulta a fashionmagazine.it, nei giorni scorsi la direzione della Versace ha convocato nella sua sede operativa di Novara i suoi fornitori - primi fra tutti gli stampatori -, chiedendo pesanti sconti sul loro lavoro (si parla di una riduzione a doppia cifra) e prospettando l'interruzione della collaborazione in caso di rifiuto.

Uno sforzo che, secondo l'azienda, verrebbe però ripagato in prospettiva da quantitativi molto più alti di ordini, viste le previsioni di crescita dei fatturati della maison.

La Versace - che interpellata da fashionmagazine.it ha preferito non commentare la vicenda - avrebbe dichiarato alle aziende convocate a Novara di essere intenzionata a preservare l'etichetta made in Italy, ma di volerlo fare alle sue condizioni.

Durante l'incontro i rappresentanti della griffe avrebbero dichiarato di avere in mano delle quotazioni di potenziali nuovi fornitori sensibilmente più basse e invitato quelli attuali (le migliori aziende italiane nel loro settore) ad adeguarsi, pena la fine della collaborazione con la Medusa.

I contenuti della riunione non hanno allarmato solo i fornitori, ma anche molti dei dipendenti dello stabilimento nella città piemontese: quando era stato annunciato il passaggio di proprietà del marchio in mani americane, la fabbrica era stata definita il "cuore pulsante" dell'azienda, ma i rumors di una possibile ottimizzazione della struttura sono in forte ascesa tra i dipendenti novaresi.

Timori sulla carta immotiviati, dati gli obiettivi di crescita del giro d'affari prospettati da Capri Holdings, che punta nel medio periodo a superare i 2 miliardi di dollari di ricavi.

 

an.bi.
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