Lo show durante la Shanghai Fashion Week

Lanvin: un viaggio attraverso lo spazio e il tempo

In casa Lanvin, da quando il gruppo cinese Fosun ha rilevato la proprietà, c’è una sola certezza: creare uno stile moderno, che corrisponde esattamente a quello che richiede una clientela internazionale, ma con riferimenti a quello che ha creato Jeanne Lanvin : dalle iconiche silhouette robe de style al raffinato logo, disegnato da Paul Iribe, che si ritrova nelle stampe, nei dettagli delle passamanerie e nei bottoni.

 

Lo si percepisce, in questa collezione co-ed primavera/estate 2021 che Bruno Sialelli, direttore creativo nominato nel 2019, manda in passarella, nel giardino del Mandarino Yu nel nord-est della citta vecchia di Shanghai, in Cina.

 

Un luogo suggestivo e molto amato dai cinesi, che occupa una superficie di 2 ettari suddiviso in sei aeree da corridoi, scale e specchi d’acqua secondo lo stile di Suzhou, che fa da cornice a questo nuovo linguaggio di eleganza, ottimismo e gioia di vivere insito nel dna di Lanvin.

 

Una costruzione stratificata di capi di abbigliamento del passato in un’ottica contemporanea per quel vero lusso, che dura nel tempo: i fiocchi tridimensionali diventano collari in tessuto o ricami grafici bidimensionali che possono effettivamente essere tessuti o stampati; i morbidi cappotti riprendono la silhouette de robe de style, aderenti nella parte superiore con la vita nel suo punto naturale, e dai volumi ampi e ondulanti, proprio come i panier del XVIII secolo; gli abiti creati da pellami, rimandano ai lavori di Armand Albert Rateau, produttore di mobili ed interior designer francese, e disegnatore di tutti gli arredi per l’appartamento di Jeanne Lanvin rue Barbet-de-Jouy a Parigi.

 

Un viaggio attraverso lo spazio e il tempo, dove Cina e Francia vengono messe in connessione, fondendo le due in una celebrazione simultanea di entrambe le culture e la loro comune cura del lusso, dell’unicità. Le sagome e i tessuti sono sensuali, drappeggiati lungo il corpo, sia per l’uomo che per la donna.

 

Gli uomini indossano abiti di charmeuse dalla costruzione morbida, rilassati come un pigiama; i vestiti delle donne cadono delicatamente, a volte appesantiti da una cotta di maglia, altro riferimento all'innovazione senza limiti, presente nell’archivio di Jeanne Lanvin.

 

I disegni fanno riferimento al pesce rosso Wen (simbolo di prosperità e buona fortuna), ricamato o tessuto in velluto di seta fils-coupe.

 

L'oro è un colore chiave: dal biondo più pallido, al rosato, ai metallizzati ocra e dorati del lamé e della pelle.

 

Gli accessori sono opere d’arte, dalle borse oversize, capienti e morbide da tenere sotto braccio, alle Minaudière realizzate come acquari, laccate con piccoli pesci di bronzo o intarsiate in guscio d’uovo, secondo le antiche tecniche cinesi, che divennero le basi e le linee guida dello stile lineare dell’Art Dèco.

 

«Abbiamo fatto una collezione ispirata al passato, ricca di ornamenti e ricami, ma renderla più adatta al tempo che stiamo vivendo, sempre secondo un approccio alla Lanvin» dichiara Sialelli. «È stato interessante fare dei collegamenti tra un periodo importante per la maison, quello dopo la prima guerra mondiale, e oggi, per creare uno styling del quotidiano a cui sono abituati le donne e gli uomini di oggi».

Una proposta elegante e preziosa, ma senza costrizione alcuna, che diventa primario portamento disinvolto, espressione di quel tailor-made equilibrato e fluido, perfettamente coniugato dalla mano del team creativo che celebra la bellezza di un’eredità forte e inscalfibile.

a.c.
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