L'opening il 20 giugno

Lorenzo Osti (C.P. Company): «Dopo Milano pronti per Pechino»

Dopo l'apertura di Milano in corso Garibaldi, lo scorso maggio, Lorenzo Osti mette il turbo al piano retail di C.P. Company ed è pronto all'opening di Pechino, il 20 giugno. A seguire, entro l'anno, sarà la volta di Amsterdam. E poi tre store nel 2020 e altrettanti nel 2021. «Sono tre anni che il fatturato cresce con un ritmo del 50% ogni esercizio», racconta il presidente del brand.

 

Il marchio fondato da Massimo Osti e oggi nell'orbita di Tristate International, società di Tristate Holdings quotata a Hong Kong, è pronto a spiccare il volo verso le grandi capitali internazionali con la propria insegna.

 

«Ci abbiamo messo un po' di tempo per mettere a punto il concept giusto. Ma oggi ci siamo, anche se Milano è solo un punto di partenza. Non a caso abbiamo battezzato questo format Retail Stage, dal momento che ci consente di interpretare il negozio come un palcoscenico in cui tutto può cambiare e trasformarsi con facilità, grazie a espositori modulari montati su ruote», spiega a fashionmagazine.it Lorenzo Osti, nominato di recente presidente del brand, dopo essere entrato in azienda con il ruolo di marketig director nel 2015.

 

«Al momento il set-up del negozio è stato concepito all'insegna della personalizzazione, per andare incontro alle esigenze di un consumatore sempre meno propenso all'omologazione», spiega. Nel negozio è possibile infatti usufruire del servizio di personalizzazione delle lenti iconiche del brand, grazie a un macchinario al laser che consente di incidere scritte o iniziali a scelta, e dell'avveniristico servizio Bespoke Colour, che permette di aquistare un capo scegliendo il colore esatto dalla cartella Pantone.

 

Osti è pronto a fare le valigie per Pechino, dove il 20 giugno si inaugura il secondo store del brand nel China World Mall: «Una scommessa importante per un marchio con una forte notorietà in Europa, che deriva dagli Ottanta e Novanta, ma poco conosciuto in questo mercato. Ma Tristate Holdings è un colosso: una realtà solida a preparata per questo obiettivo».

 

Dopo Pechino il piano prosegue: «Stiamo identifiando una location idonea per aprire ad Amsterdam entro fine anno, per poi fare altre tre aperture a Londra, Parigi e Mosca nel 2020 e altre tre nel 2021», annuncia Osti, che intanto scommette sempre più sull'omnicanalità.

 

«L'e-commerce evolve sensibilmente e dopo un balzo importante, che ci ha portati lo scorso anno a realizzare il 5% del turnover con le vendite online, puntiamo ad arrivare all'8% entro tre anni - rivela -. Ci stiamo imbarcando in un progetto di ristrutturazione in chiave omnichannel, con il Crm al centro in modo che il consumatore sia sempre più il fulcro di una brand experience seamless tra negozio, online e wholesale».

 

Una sfida importante per una realtà che punta a diventare sempre più internazionale: «I nostri mercati principali sono Italia e Uk, che valgono ciascuno il 20% circa del fatturato, seguono Paesi Bassi, Corea, Germania e a sorpresa la Francia, mercato storicamente non nostro. Siamo presenti anche in Giappone, Stati Uniti e Cina, per un totale di circa 1.000 door».

 

Lorenzo Osti è soddisfatto: «Il marchio evolve a ritmi serrati. Basti pensare che negli ultimi tre anni cresciamo con un ritmo del 40-50% l'anno». E per il futuro accarezza nuove sfide: «La collezione è solo uomo e bambino. Parlare della donna è ancora prematuro, ma vorrei cominciare a pensarci».

c.me.
stats