l'utile passa da 36 a 109 milioni

Puma graffia nel trimestre: vendite in aumento del 25,8%

«Abbiamo archiviato un primo trimestre forte. Nonostante le restrizioni legate al Covid e intoppi nella supply chain, siamo riusciti a raggiungere ricavi pari a 1,54 miliardi di euro, in aumento del 26%, mentre l'ebit ha messo a segno un +117%, raggiungendo 154 milioni»: Bjørn Gulden, ceo di Puma, non nasconde la soddisfazione commentando i risultati del Q1, che oltre ai dati da lui forniti evidenziano un +48,5% a livello di margine lordo e un utile netto passato da 36 a 109 milioni di euro.

Come spiega Gulden, «abbiamo registrato incrementi a doppia cifra in tutte le aree di riferimento e le categorie produttive e continuiamo a riscontrare una forte domanda globale per i nostri articoli, da parte sia dei consumatori che dei retailer».

Pur consapevole del fatto che bisogna tenere ancora alta la guardia, l'a.d. crede che un anno come il 2020 non si ripeterà: «Il 2021 sarà migliore - afferma -. Stimiamo che le nostre vendite crescano in un range "mid-teens" e che la profittabilità migliori sensibilmente rispetto all'anno scorso. Continueremo a investire nel prodotto e nel marketing, a potenziare il legame con i retailer e ad anticipare i desideri dei consumatori».

Tra i mercati che hanno dato più soddisfazioni al brand nel trimestre spiccano l'America (+38,5%) e l'Asia Pacifico (+28,8%, con la Cina in pole position). Meno dinamica, ma in buona salute, la regione Emea (+14%).

Sul fronte categorie merceologiche, sono analoghe le performance di footwear e abbigliamento, in avanzata rispettivamente del 27% e del 27,2%, mentre per gli accessori si parla di un +19,4%.

Il wholesale vale per Puma 1,2 miliardi di euro (+24,3%, nonostante restrizioni e lockdown), contro 346,8 milioni alla voce Dtc (direct to consumer), che include i monomarca e l'e-commerce: il dinamismo di quest'ultimo (+74,9%) ha trainato l'incremento del 31,3% in questo canale.
a.b.
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