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Istanza di concordato per Boglioli. In vendita il marchio

Sarebbero già diversi, pare una decina, i soggetti interessati a rilevare Boglioli, storico marchio del made in Italy che, secondo fonti attendibili, ha depositato istanza di concordato. Il fondo Wise, che controlla la società di Gambara (Brescia), ha affidato a Fineurop Soditic il mandato di vendita.

 

Le prime manifestazioni di interesse dovrebbero concretizzarsi già a metà febbraio, per una realtà che dà lavoro a circa 200 persone: una manodopera prevalentemente femminile, per la quale sembra si profili un anno di cassa integrazione.

 

La richiesta di concordato sarebbe stata depositata per consentire a Boglioli di mettere in atto un rilancio, approvato con la consulenza di Boston Consulting Group, il cui obiettivo sarebbe un ritorno all'utile in tempi relativamente brevi: entro il 2017.

 

Il giro d'affari 2015 dell'azienda - al cui vertice si è insediato recentemente Andrea Perrone (nella foto) come amministratore delegato al posto di Giovanni Mannucci, passato in Pal Zileri - è di 24 milioni di euro, con una posizione finanziaria netta che a fine 2016 ha raggiunto i 15 milioni.

 

Lo scorso settembre Boglioli aveva aperto un flagship a New York, in Bond street, in modo da rafforzare la presenza sul mercato statunitense, mentre risale a fine 2015 la nomina del primo direttore creativo del marchio, Davide Marello, ex Gucci e Giorgio Armani.

 

Nel luglio 2014 il fondo Wise, che aveva rilevato il 100% della società quattro anni fa, era intervenuto per rafforzare il capitale: aveva perfezionato l'acquisto e la conversione a patrimonio del debito che la casa di moda aveva verso Ge Interbanca, pari a circa metà dell'indebitamento, nell'ottica di un rafforzamento patrimoniale a sostegno del piano industriale.

 

L'operazione era stata messa a punto attraverso la conversione del credito acquistato da Ge Interbanca e tramite un aumento di capitale per cassa, cui avevano contribuito anche i due manager Mannucci e Perrone, che allora era amministratore delegato di Ferrari Brand ma faceva già parte del cda di Boglioli.

 

 

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