Lo Stato, nuovo socio, vigilerà

Corneliani: accordo raggiunto. Mantova resta il cuore della produzione

Centralità del sito produttivo di Mantova e fuoriuscita del personale su base volontaria: sono i maggiori punti dell’accordo sulla vertenza Corneliani raggiunto oggi al Mise.

Come riporta Il Sole 24 Ore Radiocor Plus, citando i sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e le Rsu aziendali, l'intesa prevede che «nella costituenda newco il sito di Mantova resti il cuore della qualità produttiva delle maestranze e del marchio, come vero valore aggiunto della produzione». In sintesi, tutti gli asset produttivi e occupazionali sono stati confermati e non è prevista alcuna delocalizzazione.

Inoltre è stato indicato un percorso di ristrutturazione con incentivazione, che riguarderà circa 150 unità tra pensionandi e non, in uscita volontaria.

Fino al 30 giugno entrerà in vigore un accordo collettivo aziendale per il riconoscimento di un incentivo all'esodo. In attesa che il complesso aziendale sia trasferito alla newco si procederà all'utilizzazione dell'attuale cassa integrazione “causale Covid 2019” e di quella per crisi già in essere.

La nascita di una nuova entità per il rilancio dell’azienda del menswear è stata annunciata a fine marzo, in occasione di un incontro al ministero dello Sviluppo Economico, guidato da Giancarlo Giorgetti. L’azionista di maggioranza dell’azienda mantovana, il fondo del Bahrein Investcorp, ha accettato di investire 7 milioni di euro mentre Invitalia, agenzia nazionale per lo sviluppo in capo ministero dell’Economia, entrerà nel capitale con 10 milioni di euro.

Come si legge sul sito del ministero dello Sviluppo economico, il ministro Giorgetti assicura la massima disponibilità, presenza e impegno anche in futuro. «Si regge tutto su un atto di fede - ha dichiarato  - che abbiamo compiuto scommettendo sul futuro di un'azienda, un marchio italiano che può vincere la sfida del mercato. Mi auguro che a questo punto non ci siano ulteriori ostacoli alla soluzione della crisi».

«Abbiamo sperimentato un nuovo strumento - ha proseguito - che prevede l'intervento doveroso dello Stato in alcune situazioni di crisi, per quelle aziende che hanno un futuro, ma che si trovano ad affrontare crisi legate a momenti difficili come quello che stiamo vivendo: un modello che ci auguriamo di poter replicare nei casi in cui ci sia un investitore privato che accetti l'azionista di Stato come socio di minoranza».

Il ministro ha concluso informando che il Mise sarà comunque presente e vigilerà sull'andamento della vicenda aziendale «dal momento che è diventato azionista».

e.f.
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