L'azienda ha bisogno di capitale fresco

Rifle: nulla di fatto all'incontro con la Regione. Si attendono proposte concrete

Momenti delicati per Rifle, l'azienda di Barberino di Mugello (Firenze). Ieri, 14 settembre, è stato indetto un tavolo regionale per parlare della situazione di crisi che ha investito lo storico produttore di jeanswear toscano, al quale erano presenti in video-conferenza i rappresentanti delle istituzioni, della proprietà e delle organizzazioni sindacali di Filctem-Cgil e Femca-Cisl.

La Regione ha così accolto la sollecitazione venuta da lavoratori e sindacati per l’apertura di un tavolo, dopo la richiesta di concordato in continuità avanzata il 18 maggio scorso dalla società e l’avvio della cassa integrazione straordinaria, dal luglio scorso, per tutti e 96 i lavoratori.

Una procedura che arriverà in scadenza il prossimo 25 settembre, data in cui si attende di capire il futuro dell'azienda, che necessita di capitale fresco da investire per riprendersi dalla situazione in cui è precipitata in seguito alla pandemia.

Un incontro insoddisfacente e interlocutorio, come l'ha definito Gianluca Valacchi, della Femca-Cisl di Firenze e Prato, che ha spiegato: «L'azienda ha superato nel corso degli anni diverse situazioni di crisi, ma ora i presupposto sono un po' diversi. Il marchio ha bisogno di essere rilanciato e il Covid non ha aiutato».

Purtroppo dal meeting non sono emerse proposte di affitti o di soggetti disposti a rilevare l’azienda, né proposte di rifinanziamento, mentre i soci hanno negato la possibilità di ricapitalizzare. Intanto i lavoratori attendono di conoscere il loro futuro.

Uno scenario confermato dal presidente e ceo Franco Marianelli: «L'azienda è stata messa ko dal Covid. Quando nel 2018 la famiglia Fratini ha ceduto alla società di investimento svizzera Kora Investments il controllo del marchio (che dichiarava allora 20 milioni di euro di fatturato), Rifle era una realtà 100% retail, con un business realizzato esclusivamente tramite gli outlet».

«Gli obiettivi allora - prosegue - erano di lavorare sul wholesale e sull'internazionalizzazione. La macchina si era messa in moto, ma poi con l'arrivo del Covid c'è stata la battura di arresto. Abbiamo dovuto chiudere tutti i negozi e dopo il lockdown il traffico in store si è ridotto del 55%, con un volume di acquisti in calo del 47%. A oggi abbiamo riaperto solo la metà dei punti vendita, ossia i 13 otulet, perché abbiamo valutato che gli altri non avrebbero mai raggiunto il break-even, ma anche con questi si fa fatica. Per tale ragione è stato necessario aprire la procedura di concordato in continuità, lo scorso maggio. Siamo stati costretti a fermare quasi tutte le attività, perché è necessario che qualcuno sostenga finanziariamente la procedura».

«Dopo l'incontro di ieri - nel corso del quale è stato definito il quadro della situazione, si è parlato dei contatti in corso in attesa di verifica e sono state definite le politiche di supporto al lavoro per il personale dell'azienda - facciamo rotta verso il 25 settembre e vediamo cosa accadrà. Purtroppo siamo un momento difficile per tutti e Rifle non fa eccezione».

Oggi l'azienda ha un nuovo assetto proprietario, dopo che Kora Investments ha ceduto il testimone a una nuova società, Vf Holding (da non confondersi con la multinazionale americana Vf Corporation) che detiene il 55% dell'azienda. Il restante 45% è rimasto in capo alla famiglia Fratini.

c.me.
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