nuove sfide

Giacomo Canessa (Malo): «La parola d'ordine per il rilancio è ritorno alle radici»

Presentando a Milano la prima collezione che segna il nuovo corso di Malo, marchio storico del made in Italy, l'imprenditore Giacomo Canessa ha illustrato le strategie di rilancio di un brand che, come nella sua "prima vita", parte dal concetto di «lusso invisibile» per tornare alla ribalta.

 

Grazie al ruolo di a.d. affidatogli dal fondo di investimenti che ha rilevato Malo, Canessa riprende le redini di una label di cui è stato fondatore nel 1972, quando lui e il fratello Alfredo, entrambi freschi di laurea, inventano un modo inedito - e tutto italiano - di interpretare la fibra nobile per antonomasia, il cashmere.

 

Inizia un iter in cui eccellenza e successo vanno di pari passo, culminato negli anni Ottanta e Novanta ma con il 1999 come spartiacque: è allora che i fratelli Canessa cedono l'attività a It Holding, allora in piena salute ma successivamente travolta dalle note vicende societarie, sfociate nel crac.

 

Nel 2010, anno successivo alla morte di Alfredo Canessa, il brand passa a Evanthe, controllata da Exa-Engineering for Architecture e guidata da un team di ex manager Prada. Ma la vera ripartenza è adesso, con i nuovi azionisti e soprattutto con Giacomo Canessa, per il quale Malo (termine che in latino significa "Preferisco") è molto più di una semplice questione di business.

 

«La stagione autunno-inverno 2016/2017 - dice Canessa - è quella del primo vero rilancio, dopo il test della primavera-estate 2016. I pilastri sono una produzione 100% made in Italy, realizzata attraverso i nostri due impianti nei pressi di Firenze e nel piacentino oltre che in qualificati laboratori, la focalizzazione su tre materiali chiave (il cashmere, acquistato direttamente dai migliori fornitori della Mongolia, la lana Merino e il cotone) e la volontà di far parlare innanzitutto il prodotto».

 

È l'imprenditore in prima persona a illustrare, nella showroom di via Torquato Tasso 1, le proposte di una collezione al 65% femminile, frutto del lavoro di un team di quattro stilisti interni per altrettanti settori di competenza (maglieria, abbigliamento, accessori tessili e borse/scarpe) e composta complessivamente da 450 capi.

 

Una linea che conta attualmente su una distribuzione wholesale in circa 200 boutique e che sta avanzando nel retail. Tra gli opening più recenti quelli di Mosca e Saint Tropez, in un'ottica di internazionalizzazione che privilegia tra i mercati l'Europa, l'ex Urss, la Corea e il Giappone, mentre gli Stati Uniti, un tempo zoccolo duro delle esportazioni, sono stati abbandonati dalle precedenti gestioni, «ma contiamo di riprenderceli: il nostro sogno è una vetrina sulla Madison, oltre naturalmente ad avamposti in capitali come Parigi e Londra».

 

Il fatturato 2015 si è aggirato intorno ai 20 milioni di euro, in crescita rispetto ai 17,5 milioni del 2014, «e con un +8% in questa stagione invernale» precisa Canessa.

 

L'a.d. passa in rassegna, per quanto riguarda il womenswear, i capispalla in cashmere double, gli over-gilet con bordature di cincillà, le maglie a trecce «fatte a mano come una volta, da artigiane dell'appennino tosco-emiliano», i lussuosi poncho bianchi, con tasche in pelliccia. Per l'uomo il cashmere dà vita tanto alla giacca sfoderata, leggerissima ma calda, quanto a un "pile" completamente naturale e all'imbottitura di un prezioso piumino. Nella sezione "Atelier Vicuña" è la fibra di origine andina la protagonista assoluta, declinata in felpe e maglie con lo scollo a V, semplici ma ricercate.

 

Importanti i dettagli, tra cui l'iconica greca "ZZ", quasi impercettibile ma sempre presente: su un gilet in pelliccia, su un polsino, sui bottoni, «per ribadire il nostro dna, fatto di qualità che non ha bisogno di esibizionismi» (nella foto, modelli Malo per l'autunno-inverno 2016/2017).

 

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