intanto studia soluzioni per le aziende

Assopellettieri in conferenza stampa online: «Le imprese devono restare liquide»

Assopellettieri lancia un grido dall'allarme: le imprese devono restare liquide. Durante una conferenza stampa online i vertici dell'associazione hanno ribadito i punti cardine del loro Manifesto, già inviato alle principali rappresentanze politiche nei giorni scorsi, al fine che le imprese possano disporre dei mezzi finanziari per far fronte ai propri impegni ordinari, compreso il pagamento delle retribuzioni.

«Il problema più importante adesso – ha esordito il direttore generale Danny D'Alessandro – è la tenuta del ciclo del capitale circolante delle piccole medie-imprese, che sono chiuse da un mese, con lavoratori in cassa integrazione e casse che si stanno rapidamente svuotando».

Se questo serbatoio non viene al più presto rifornito, fermare l'emorragia sarà difficile, come ha sottolineato il presidente Franco Gabbrielli (nella foto), perché «le aziende sarebbero insolventi, i dipendenti non sarebbero pagati, i fornitori neppure e questi, a loro volta, sarebbero insolventi, innescando una catena potenzialmente senza fine».

Il cosiddetto "Decreto liquidità", approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 6 aprile 2020, sembra andare nella direzione auspicata ma, rimettendo alla discrezionalità della prassi bancaria molte decisioni sulla concessione di linee di credito alle Pmi – decidendo di fatto a chi erogare o meno i prestiti -, nei fatti limiterebbe molto il suo impatto sul sistema rispetto alle attese.

Fondamentale dunque per Assopellettieri rivedere le condizioni di accesso al credito. Nel Manifesto l'associazione di categoria propone che le risorse di emergenza offerte dallo Stato siano impiegate per garantire i prestiti che gli istituti bancari concederanno alle aziende, ipoteticamente in misura pari al 30% dei ricavi consuntivati nell'ultimo esercizio, da rimborsare in un arco di tempo fra i 25 e i 40 anni, come già annunciato nei giorni scorsi.

Dovrebbero esserci delle condizioni di funzionamento specifiche, a partire dal fatto che l'impresa richiedente fosse in bonis nella data della dichiarazione di emergenza, contemplando inoltre il mantenimento dei livelli occupazionali per almeno cinque anni, il saldo dei debiti alle dovute scadenze per almeno un quinquennio e l'applicazione ex officio della disciplina prevista per il fallito, in caso di mancato rispetto delle condizioni precedenti e dell'accordo di finanziamento.

Questa sarebbe la soluzione più coraggiosa, secondo Assopellettieri, ma se non andasse in porto occorrerebbero comunque alcune misure minime: evitare che siano gli imprenditori ad accollarsi l'anticipo della cassa integrazione ai dipendenti, posticipare e rateizzare tutti i pagamenti fiscali e contributivi, potenziare tutti i sistemi di garanzia per sostenere la liquidità a breve e lungo termine e smobilizzare i crediti commerciali.

In questo periodo di grande crisi, l'associazione ha ribadito l'intenzione a «mettere in campo tutte le proprie risorse per tutelare il settore della pelletteria e le aziende che lo costituiscono»: in quest'ottica si colloca la scelta del presidente Gabbrielli di assicurare un presidio strutturale sulla Toscana, terra storicamente d'elezione della pelletteria, grazie al lavoro del vicepresidente Andrea Calistri.

«Siamo in una fase di ascolto attento del territorio e di studio delle soluzioni per le imprese – ha detto Calistri -. Stiamo dividendo equamente il nostro impegno tra la contingenza, che ci porta a predisporre strumenti di servizio per dare risposte concrete alle aziende, e il futuro, su cui stiamo investendo tempo, denaro e sogni. A breve presenteremo alcune soluzioni per accompagnare il nostro sistema fuori dal pantano emergenziale».

a.t.
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