Oltre 5mila casi in 24 ore

Lusso giù in Borsa con i nuovi focolai cinesi

La recrudescenza di casi di Covid in Cina e le possibili conseguenze sui consumi colpiscono il lusso quotato in Borsa. In chiusura di seduta a Piazza Affari Ferragamo cede il 3,8%, Moncler il 3,1%, Aeffe il 2,2% mentre a Parigi Hermès accusa un -3,1%, Lvmh un -1,5% e Kering un -1,3%. A Francoforte Hugo Boss scende dell'1,3%, mentre a Zurigo Richemont subisce un -3,3%. A New York Ralph Lauren perde 2,2 punti percentuali.

In mattinata la Borsa di Hong Kong ha chiuso con un calo del 5,7%, mentre quella di Shanghai ha accusato un -4,95%.

Come riporta Il Sole 24 Ore Radiocor Plus, in Cina si contano 5.280 casi di Covid nelle ultime 24 ore: il conteggio più elevato dalla prima ondata epidemica dell'inizio del 2020. La Repubblica Popolare, dove il Coronavirus è stato rilevato per la prima volta alla fine del 2019, era riuscita in gran parte ad arginare l'epidemia, grazie a rigide misure di contenimento, ma il ceppo Omicron sta dando origine a numerosi focolai in tutto il Paese.

Questo avrà degli effetti sui consumi, che all'inizio del 2022 hanno registrato un rimbalzo inatteso. In base a quanto annunciato oggi dal National Bureau of Statistics, infatti, in gennaio e febbraio le vendite al dettaglio sono cresciute del 6,7%, rispetto agli stessi mesi del 2021.

Ora città come Shanghai and Shenzhen (nella foto, alcuni volontari aiutano a contrastare l'espansione del Covid) si trovano in lockdown, facendo tornare alla memoria il confinamento di Wuhan del 2020, che secondo stime ha portato i brand del lusso ad accusare nel periodo cali delle vendite del 15-30%.

Secondo Raymond Yeung, capo economista per la regione cinese di Anz, una settimana di lockdown a Shenzen può danneggiare la crescita annua cinese dello 0,8%.

In base a un report di gennaio di Bain & Company, nel 2021 le vendite nazionali di beni di lusso in Cina hanno raggiunto il valore di 471 miliardi di yuan (74,3 miliardi di dollari): quasi un raddoppio nel giro di due anni, grazie anche alle restrizioni relative ai viaggi internazionali. La quota cinese del mercato del lusso è aumentata da circa il 20% del 2020 al 21%. A inizio d’anno la società di consulenza prevedeva che gli acquisti personali di beni di lusso dei consumatori cinesi recuperassero i livelli pre-Covid entro la fine del 2022 e la prima metà del 2023 ma la nuova emergenza sanitaria mette tutto in discussione.

Come emerge da wwd.com, in città come Shenzhen l’ordine di lockdown significa che 17,5 milioni di abitanti devono stare in casa per almeno una settimana e sottoporsi a tre test nei giorni seguenti. Fabbriche, trasporti locali e shopping mall restano chiusi tranne nel caso di chi eroga servizi essenziali.

In base ad alcune stime Shenzhen ha attratto più marchi del lusso di qualsiasi altra città cinese durante la pandemia, poiché il confine con Hong Kong è rimasto chiuso, costringendo i suoi cittadini big spender a fare acquisti in loco. Circa 27 marchi tra cui Hermès, Chanel e Cartier hanno aperto negozi nella metropoli lo scorso anno.

Si tratta inoltre del terzo porto al mondo per volumi di merci gestiti e il confinamento andrà ad appesantire i problemi legati alla supply chain emersi dalla ripresa post-pandemia.

A Shanghai si nota un’escalation del virus ma la città non è entrata in un blocco totale: il movimento dentro e fuori la città è stato limitato, gli studenti sono tornati all'apprendimento online e i quartieri del focolaio sono soggetti a un blocco di 48 ore e a test di massa. Alcuni centri commerciali e uffici della città vengono chiusi se collegati a un caso positivo.

La Shanghai Fashion Week, che si doveva tenere dal 25 marzo al primo aprile, è stata posticipata ma al momento non si conoscono le nuove date.

e.f.
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