Oltre 500 aderiscono a #StopHateForProfit

Boicottaggio Facebook: attivisti delusi da Zuckerberg

Il board di Facebook ha incontrato alcuni gruppi di attivisti per i diritti civili dopo la campagna #StopHateForProfit e il boicottaggio degli investimenti pubblicitari sul social network (oltre che sulla controllata Instagram) deciso da centinaia di noti brand.

Gli aderenti alla campagna chiedono 10 cambiamenti al fine di eliminare l'odio online, che riguardano il funzionamento di Facebook, dalle pubblicità alle politiche di moderazione dei contenuti.

«Invece di impegnarsi a sradicare l'odio e la disinformazione da Facebook, i leader della società hanno presentato le stesse vecchie argomentazioni, per cercare di placarci senza venire incontro alle nostre richieste», ha detto Jessica Gonzalez, co-amministratore delegato di Free Press, che ha partecipato alla conference call con il fondatore e ceo di Facebook Mark Zuckerberg e il coo Sheryl Sandberg.

«Si sono presentati all'incontro aspettandosi il massimo dei voti per il fatto di avere partecipato, ma la sola partecipazione non basta», afferma Rashad Robinson, alla guida di Color of Change.

Il portavoce di Facebook, Andy Stone, ha in parte smentito le accuse degli attivisti, sostenendo che l'impegno del social network è grande: la società ha stabilito nuove politiche e sono state rimosse dalla piattaforma oltre 200 organizzazioni suprematiste bianche.

«Dal nostro incontro - si legge in una nota di #StopHateForProfit - è chiaro che Mark Zuckerberg e il team di Facebook non sono ancora pronti ad affrontare l'odio al vetriolo sulla loro piattaforma. Zuckerberg ha offerto la stessa vecchia difesa del suprematista bianco, dell'antisemita, dell'islamofobo e di altri gruppi di odio su Facebook che le coalizioni Stop Hate For Profit, gli inserzionisti e la società in generale hanno già sentito troppe volte in precedenza. Invece di rispondere effettivamente alle richieste di dozzine dei maggiori inserzionisti della piattaforma che hanno aderito al boicottaggio degli annunci durante il mese di luglio, Facebook vuole che accettiamo la stessa vecchia retorica, riconfezionata come una nuova risposta».

La campagna #StopHateForProfit vede l'adesione di oltre 500 società tra cui Coca-Cola, Starbucks, Unilever e Ford oltre a nomi dello sportswear, casualwear, outerwear e calzature sportive come Adidas, Dockers, Levi's, Merrell, Lululemon, Patagonia, Puma, Reebok e Vans. Per ora grande assente il lusso, ma secondo Vogue Business Ralph Lauren avrebbe messo in pausa le pubblicità su Instagram e Facebook e Carolina Herrera Nord America avrebbe fatto lo stesso.

e.f.
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