PARLA IL CEO GIORGIO BRANDAZZA

Corneliani is back: «Intorno al brand tanta positività. Il rimbalzo degli ordini oltre le attese»

Da Corneliani si respira aria nuova. Gli stabilimenti sono tornati operativi dal dicembre scorso sotto l’egida di una new.co, con lo Stato entrato nel capitale della società come azionista di minoranza al 49% (attraverso Invitalia) e gli investitori privati del fondo arabo Investcorp al 51%. Un’operazione di rilancio, ribattezzata come “metodo Corneliani”, suggellata dalla partecipazione a Milano Moda Uomo con una presentazione nella showroom di via Durini: un nuovo inizio, dopo il salvataggio e la ristrutturazione, per l’azienda mantovana, che ora guarda di nuovo avanti, come racconta al nostro giornale il ceo Giorgio Brandazza.  

Per Corneliani si apre un nuovo capitolo: come sono stati i primi feedback? 
Non appena il mercato ha avuto la certezza della ripartenza, il rimbalzo sugli ordini è stato immediato e francamente oltre le aspettative. Va sottolineato che anche nei momenti più difficili c’è sempre stata molta positività intorno al marchio. Magari i clienti hanno comprato meno, ma il dialogo è rimasto aperto, il filo della relazione mai interrotto. Lo abbiamo visto sia sull’estivo che sull’invernale: gli ordini per la Fall-Winter 2022/2023 sono cresciuti quasi del 50%, grazie anche alle ottime performance del “su misura”. 

In che direzione andrà l’offerta? Ci sarà una rimodulazione delle collezioni?
Il mercato ha voglia di tailoring, ma in versione soft. Con il lockdown ci siamo abituati a lavorare comodi e Corneliani ha applicato questa esigenza di eleganza informale a tutte le collezioni. Senza dimenticare però i capi per le occasioni speciali. Con la primavera-estate 2023 lanceremo una nuova linea, battezzata Corneliani Code, con un centinaio di pezzi dedicati totalmente al mondo della cerimonia. Siamo usciti a maggio, per riuscire ad arrivare nei negozi entro la fine dell’anno. Seguiranno il ritmo del programmato, ma con servizi in consegna veloce. I riscontri sono stati ottimi, soprattutto dal mercato domestico. 

La grande novità della primavera-estate è Circle, disegnata da Paul Surridge…
L’idea di Circle era nata nel 2020, ma poi con la pandemia era rimasta in stand-by. Oggi finalmente vede la luce con la collaborazione di Paul Surridge, che si è concentrato su una rivisitazione degli archetipi dei capi sartoriali della tradizione, rileggendoli secondo silhouette e forme rilassate e con l’utilizzo di materiali certificati eco-sostenibili. Il risultato è una serie di pezzi made in Italy fatti per durare nel tempo, dove il lusso rimanda a tessuti premium e responsabili, per capi age-fluid, facilmente abbinabili e trasversali, per tutte le occasioni d’uso. 

Quali invece le strategie sul fronte distributivo?
Durante il periodo di crisi abbiamo dovuto rinunciare ai negozi monomarca e oggi il nostro assetto è interamente wholesale, con circa 800 clienti a livello internazionale, di cui circa 170 in Italia. L’estero pesa sul fatturato per il 75%, grazie anche a numerosi shop-in-shop e accordi in franchising, che fanno sentire meno la mancanza di una presenza retail. Anche in futuro continueremo con la ricerca di spazi dedicati che consentano di presentare la collezione come total look e offrire una corretta esperienza del brand. Attenzione è stata riservata anche all’online, con il potenziamento dell’e-commerce, che sta già dando ottimi frutti. 

Su quali mercati punterete?
Quello domestico resta uno dei nostri punti forti, che crescerà di un +25% grazie al boost della collezione cerimonia. Le aree più importanti restano per noi l’Europa e gli Usa, questi ultimi molto dinamici, ma stiamo portando avanti progetti di rafforzamento anche negli Emirati e, Covid permettendo, in Cina. Nonostante le incertezze del mercato siamo ripartiti con grande fiducia.

a.t.
stats