Parla l'a.d. del brand

Niccolò Biondi (Roy Roger's): «Il mercato esige chiarezza e noi puntiamo sul denim, il nostro dna»

Collezioni più mirate sul denim, per dare messaggi chiari al trade, e tanta attenzione a mantenere un dialogo attivo con il pubblico di riferimento, grazie a iniziative sui social in chiave di lifestyle.

Anche le colab sono importanti, come quella con Sebago, in vendita nei negozi e sul sito di e-commerce in questi giorni. Niccolò Biondi, a.d. di Roy Roger's affronta la fase due consapevole delle difficoltà del momento e fa il punto della situazione, in attesa di vedere i risultati del ripristino del transito tra le regioni, strategica per riportare traffico nei negozi. «Un percorso che affrontiamo senza un adeguato sostegno da parte dello Stato - lamenta l’imprenditore -. Per l'ennesima volta noi imprenditori dobbiamo cavarcela da soli».

 

Quale il feedback di queste prime settimane di riapertura?

I negozi nostri clienti, 839 in totale, hanno tutti riaperto i battenti il 18 maggio: in particolare abbiamo notato una ripresa delle vendite più importante nei negozi di vicinato, piuttosto che nelle strade un tempo frequentatissime dai turisti. I giochi, però, saranno più chiari tra un paio di settimane, quando vedremo i risultati della riapertura delle frontiere tra le regioni. 

 

Ci sono delle aree che stanno andando meglio di altre?

Non c’è una linearità nell'andamento delle vendite, perché c’è chi è partito bene, anzi meglio rispetto alle aspettative, e chi invece si è messo in moto con il freno. Di sicuro il Veneto e la Lombardia hanno risposto in modo deciso alla Fase 2 e ci hanno richiesto subito la merce non ancora consegnata.

 

Nei negozi e sul vostro sito di e-commerce è arrivata anche la capsule con Sebago, che avete presentato a giugno dello scorso anno a Pitti Uomo...

Un'iniziativa che è piaciuta molto ai nostri clienti, perché è un matrimonio tra due dna affini, due marchi con una storia lunga e un forte heritage. Gli iconici modelli Sebago, Dan Citysides e Portland Docksides, si arricchiscono di dettagli in denim, in grado di conferire alle calzature un'allure nuova. Una proposta ideale per un target di età trasversale, dal ragazzo di 20 anni al consumatore nostalgico.

 

In questo momento è importante mantenere il contatto con i consumatori. Quali le vostre strategie?

Siamo molto attivi sui social, con un ufficio dedicato dove lavorano tre persone. Un'attività che abbiamo notevolmente incrementato nel periodo del lockdown, durante il quale abbiamo dedicato ai nostri follower lezioni di cucina impartite da noti chef o sessioni di yoga in diretta. Abbiamo puntato su un concetto di lifestyle, più che sul prodotto, per ribadire la vicinanza al nostro pubblico. 

 

Quanto avete lavorato con l'e-commerce nel periodo del lockdown?

Nelle prime settimane c'è stata una frenata, perché la gente era disorientata dalla situazione, ma dal 10 aprile abbiamo riscontrato crescite del 25% rispetto all'analogo mese di riferimento, mentre per il mese di maggio siamo ancora in attesa dei dati.  

 

Quale il bilancio dei primi tre mesi dell'anno?

Abbiamo registrato un calo del 25% del turnover, 21 milioni di euro in totale nel 2019, che ora si sta riassestando, dopo la riapertura dei negozi. Per cui sul maggio dello scorso anno abbiamo fatturato 500mila euro in più, rispetto a un calo di circa 1,6 milioni nel primo quarter, che ci porta ad avere una perdita di fatturato di circa 1 milione di euro, che in termini di turnover annuale equivale a un 5%. A questo milione va sommata la perdita del retail, che dobbiamo ancora quantificare, anche se per avere un dato certo del calo di fatturato sull'estivo dovremo aspettare il 15 luglio. Comunque anche il ritardo dei saldi, che è stato fondamentale quest'anno, andrà a sfalsare un po' tutto.

 

Quale la scommessa sul prodotto?

Per l'estivo 2021 abbiamo puntato sulla concretezza, focalizzandoci sul denim, che è il nostro must have e il nostro dna. Quindi tanti cinque tasche e pantaloni in cotone colorati, per dare un indirizzo chiaro ai nostri clienti. La collezione sarà pronta tra fine giugno e i primi dieci giorni di luglio, ma abbiamo deciso di ritardare la vendita, per dare tempo ai clienti di pensare al sell-out dell’estivo in corso. 

 

Avevate in programma un opening a Padova alla fine dello scorso marzo...

Vista la situzione, abbiamo deciso di rimandare l'apertura al prossimo dicembre. 

 

Ritiene che lo Stato vi stia supportando in questo momento difficile?

Purtroppo per l'ennesima volta noi imprenditori abbiamo dovuto cavarcela da soli. Abbiamo anticipato la cassa integrazione a tutti i nostri dipendenti e ci siamo fatti carico dei negozianti, a cui abbiamo allungato i pagamenti di 60 giorni, lo scorso marzo, e a cui stiamo dando delle agevolazioni per incentivare gli sconti in questo periodo. Dal governo, purtroppo, l'unico aiuto che ci è venuto è l'esortazione «andate e indebitatevi». Perché se lo Stato mi vuole aiutare non mi dà sei anni di tempo per il pagamento del prestito, di anni me ne deve dare 20!

c.me.
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