Più resiliente di Lvmh e Kering

Hermès: +16% le vendite del quarto trimestre

Hermès chiude il critico 2020 con ricavi in calo del 7% a 6,4 miliardi di euro (-6% a cambi costanti). Il giro d’affari generato dagli store diretti limita la flessione a un -2%.

Nell’anno il risultato operativo dall’attività corrente ha totalizzato 1,98 miliardi di euro (-15%), corrispondente al 31% delle vendite. Gli utili annuali hanno accusato un -9% a 1,4 miliardi.

Il gruppo del lusso (nella foto, un look della sfilata per la prossima primavera-estate) beneficia di un netto recupero nel quarto trimestre: le vendite sono aumentate del 12% a 2,1 miliardi (+16% a cambi costanti), sostenute dal business della pelletteria e selleria (+17,6% a cambi costanti). L’aggregato gioielli e home (terzo maggiore business) ha addirittura registrato un +55,8% del fatturato. Il mercato più reattivo è stato l’Asia-Pacifico (+47,4% a cambi costanti) escluso il Giappone, dove Hermès ha messo a segno un +15,6%. Anche in Europa il brand dimostra tutta la sua resilienza: -3,6% senza l’effetto valute e senza tenere conto del mercato domestico (-18,2% in Francia).     

Due giorni fa la rivale Kering ha reso noto che il fatturato 2020 è sceso del 17,5% a tassi correnti e del 16,4% su base comparabile a 13,1 miliardi di euro. (-17,5% a tassi correnti e -16,4% su base comparabile). L’utile netto è diminuito del 6,9% a 2,15 miliardi di euro.

L’altro big francese, Lvmh, ha subito una contrazione dei ricavi annuali del 17% a 44,7 miliardi (-17%), nonostante il recupero nel quarto trimestre. I profitti sono calati del 34% a 4,7 miliardi.

Il management di Hermès prevede, per il medio periodo, una crescita del fatturato a cambi costanti.

Intanto in tarda mattinata alla Borsa di Parigi gli investitori dimostrano di apprezzare le performance del gruppo: le azioni Hermès salgono di oltre cinque punti percentuali a 986,4 euro. Lvmh sale dell’1,35% mentre Kering cede di mezzo punto percentuale.

e.f.
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