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Unique Children Wear: la famiglia si allarga con Douuod Kids

Nuovo accordo di licenza fra Unique Children Wear e Douuod Kids, il brand disegnato da Elisabetta Mambelli che al salone fiorentino presenta la collezione primavera-estate 2019, con una capsule New Born e Baby. Ne parliamo con l'a.d. di Unique Children Wear, Francesco Pizzuti.

Accanto alle linee bambino di Dirk Bikkembergs, Patrizia Pepe, Marcelo Burlon e Stella Jean, a partire dalla primavera-estate 2019 in famiglia arriva anche Douuod Kids...
Siamo stati contattati dall’azienda a stagione inoltrata e ce ne stiamo occupando senza averla pianificata, ma il marchio ci piace molto e così abbiamo deciso di fare uno sforzo aziendale non indifferente per accoglierlo e svilupparlo. Ha tutte le caratteristiche che cerchiamo: identità marcata e distintiva e una grande potenzialità di crescita all’estero.

Da dove avete iniziato?
Naturalmente dalla collezione. L’offerta è dedicata alla fascia 0-14 anni, ma era sbilanciata sul segmento junior, senza una differenziazione significativa per le proposte da neonato. Il nostro primo intervento è stato quello di conferire più enfasi all’area baby, con creazioni sviluppate appositamente per i più piccoli. Novità che sveliamo a Pitti Bimbo e che, sono sicuro, porteranno dei benefici.

Quali le strategie commerciali per questa linea?
Ereditiamo un marchio con una presenza distributiva concentrata per lo più nel nostro Paese, con alcuni clienti negli Stati Uniti e in Spagna e un network di cinque monomarca, tutti italiani. Partiamo da lì, per spostare poi la bussola sui mercati internazionali, grazie al presidio sviluppato negli ultimi anni dal gruppo, per oltre il 50% votato all’export. Abbiamo attivato Russia, Nord Europa, Medio Oriente. Ma la priorità adesso è il prodotto, la collezione.

Obiettivi di business per Douuod Kids?
Nel medio-termine puntiamo a raddoppiare il fatturato, più o meno nel giro di quattro stagioni.

E a livello di gruppo?
Abbiamo chiuso il 2017 con circa 11 milioni di euro e nel 2018 prevediamo un +10% per effetto della nuova licenza. Dal 2019 vorremmo consolidare questa crescita in maniera più sostanziosa. L’obiettivo è raggiungere i 15-20 milioni di euro entro quattro-cinque anni, forti di un portafoglio marchi variegato. Quello del childrenswear è un settore complicato: o possiedi un valore aggiunto, in termini di qualità e personalità stilistica, oppure non hai chance nella sfida con le realtà low cost.

Il gruppo ha una spiccata vocazione all’export. Come vi muoverete in futuro?
Attualmente presidiamo tutta l’Europa. Siamo forti in Turchia e Medio Oriente, dove collaboriamo con un partner. Abbiamo ripreso a lavorare molto bene in Russia e contiamo anche una piccola presenza negli Stati Uniti, un’area che però non riteniamo strategica. Pensiamo invece che la nuova frontiera sia l’Asia: lavoriamo con Giappone e Corea e stiamo avendo feedback importanti dalla Cina. Un mercato, quest’ultimo, dove non abbiamo ancora né partner, né licenziatari, ma solo una decina di clienti, che però fanno grandi numeri. Le potenzialità sono enormi. La scommessa è là: ora si tratta di individuare la strategia di penetrazione più adeguata.

Progetti sul digitale?
Stiamo valutando le modalità di lancio della nostra piattaforma e-commerce, se “cucinarla” in casa o in outsourcing. Non abbiamo grandi obiettivi di business, ma ormai è imprescindibile, è quello che il mercato si aspetta. Credo entro fine anno saremo pronti.

a.t.
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