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Francesco Pizzuti (Ucw): «La Cina obiettivo strategico per il 2018»

Dopo le licenze Patrizia Pepe Junior Girls', Bikkembergs e Marcelo Burlon Kids of Milan, Ucw-Unique Children Wear accelera con l'ultima new entry, il mini-me Stella Jean Kids.E coglie nuove opportunità in key market come l'ex Celeste Impero, dove cresce l'interesse per ilchildrenswear. L'a.d. Francesco Pizzuti: «In Cina la partita è tutta da giocare».

 

Società con sede a Chieti, nata dalla sinergia fra Tessilform (proprietaria del marchio Patrizia Pepe) e Zeis Excelsa (con in portafoglio brand come Dirk Bikkembergs, Dockstep e Cult), Ucw sta affilando le armi per crescere su base internazionale.

 

In un'intervista pubblicata sul numero 2 di Fashion (datato 17 gennaio), il manager parla delle strategie del gruppo all'estero, dove realizza il 50% del business: «Abbiamo notato un risveglio della Russia e un certo interesse da parte della Cina. In questo mercato non abbiamo ancora né partner, né filiali dirette, eppure i clienti aumentano. Fino a poco tempo fa per il segmento bambino le strade erano sbarrate, perché la borghesia cinese era concentrata esclusivamente sulle proposte da adulto. Ma con l’abolizione della legge sul figlio unico la partita è tutta da giocare».

 

Grandi aspettative si concentrano soprattutto sull'ultima licenza arrivata in famiglia, Stella Jean Kids: «Abbiamo lavorato a strettissimo contatto con la stilista - racconta Pizzuti - per garantire un mini-me etnico-sartoriale dagli standard qualitativi molto alti. E introdotto categorie merceologiche come felperia e T-shirteria, essenziali per il mondo del childrenswear, quasi assenti in passato».

 

«In ambito distributivo - aggiunge - siamo partiti da una base di un centinaio di multimarca. Come primo step puntiamo a consolidare questo parco clienti wholesale, sia in Italia che all’estero».

 

Con un 2017 chiuso a circa 10 milioni di euro, in linea con l'anno precedente, facendo leva su circa 500 multimarca (per il 70% italiani), Ucw non esclude di portare nel suo paniere altri marchi: «Miriamo - specifica Francesco Pizzuti - a collezioni dalle caratteristiche distintive, che possano avere grande appeal anche all'estero, puntando sulla qualità made in Italy e svincolandoci dalla competizione con i colossi della fast fashion e dei prodotti low cost».

 

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