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Angelo Figus: «Lo Spazio Ricerca è "Raw", perché c'è bisogno di autenticità»

Ragionando sull'esigenza di spontaneità in contrapposizione all'eccesso di virtuosismo e sofisticazione - da qui l'headline Raw - lo stilista Angelo Figus ha concepito insieme a Nicola Miller, con allestimento di Alessandro Moradei, lo Spazio Ricerca di Pitti Filati. In questa intervista racconta molto del progetto e di come la pensa sulla moda.

 

Perché Raw come filo conduttore dello Spazio Ricerca di Pitti Filati?

Raw è il termine che meglio di tutte rappresenta  lo stato del contemporaneo, un momento di grande ruvidità e crudezza nei rapporti tra le persone e nel sociale, mascherato da un benessere finto e da una presunta raffinatezza poco umana.Un periodo caratterizzato e condizionato da un grande virtuosismo tecnico, che invece di slanciare frena e rende tutto inarrivabile.  

Si sente il bisogno di una grande spontaneità e di..."crudo", inteso come non elaborato, onesto, genuino, naïf e senza sovrastrutture.

 

Come ha tradotto nel layout il desiderio di libertà che si contrappone alla sovraesposizione high-tech?

Lo Spazio Ricerca continua e sviluppa la fortunata edizione scorsa, parlando un linguaggio minimale ma molto umano.Si caratterizza come una grande biblioteca, con le pagine aperte sui libri, che sostituiscono completamente ogni input visivo legato a video o monitor. Si torna alla carta e a contenuti tangibili, con un profumo e un suono reali, quelli delle pagine.Ad accogliere questa biblioteca e la rassegna di teli e maglie è un ambiente caldo e onesto, scarno, essenziale e monomateriale, che lascia la parola al contenuto.

 

Quanto conta oggi nel fashion la materia prima?

È il principio di tutto: dalla scelta di un filo dipende tutto il resto. Si tende sempre più a concentrarsi sulle scelte di materiali e a sfruttare lo stesso filo, trattato con diversi finissaggi a capo finito per sviluppare le collezioni. Il  mondo dei trattamenti è sempre più legato alla scelta della materia e allo sviluppo dei campionari.

 

Qual è la parola che non vorrebbe più sentire nella moda?

Sofisticato. Esprime falsa eleganza, preferisco spontaneo e personale.

 

In questo momento quali sono secondo lei i trend più innovativi nella maglieria?

La tendenza più forte è un ritorno al filo e alla maglia veri, quasi artigianali, in nome di una maglia reale e umana, che racconta la storia di chi ha filato la materia e di chi l'ha realizzata, magari di chi l'ha vissuta prima di tramandarla a noi. L'eredità legata a un filo che ha un sapore di casa e profuma di ricordi e memorie.

 

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