PITTI 100

Enrico Spinazzé (Numero 8): «Per il new deal di Cycle avanti tutta con il denim contemporary»

Foto Renato D’Agostin

Una produzione 100% italiana, un target contemporary luxury e un forte focus dul denim: sono questi i presupposti con cui l’etichetta Cycle torna sotto i riflettori, dopo il passaggio nelle fila di Numero 8, società già proprietaria del marchio Sun68. Nato nel 2000, il brand ha scelto la ribalta di Pitti Uomo per presentare il nuovo corso. Lo racconta a fashionmagazine.it l’a.d. dell’azienda, Enrico Spinazzé, che guarda al futuro con un occhio attento alla storia passata della label. Per questo ha deciso di affidare lo stile ai suoi fondatori, Andrea Bertin ed Elena Boaretto.

Con sede a Noventa di Piave, in provincia di Venezia, Numero 8 è nota per il marchio Sun68, nato nel 2005 con l’abbigliamento, arricchitosi nel tempo con le calzature e il beach uomo, e pronto per il debutto della linea mare donna e dell’athleisure. Una realtà con un fatturato di 42 milioni di euro nel 2020 (previsti in crescita a oltre 50 nell’anno in corso), a cui fa capo anche la linea di calzini Socks Burger and Fries. Ora è il momento di fare un ulteriore salto in avanti con Cycle, etichetta appartenuta in passato alla padovana Italservices e tra le realtà che hanno contribuito alla nascita del luxury jeanswear. L’appuntamento è al Padiglione Cavaniglia, all’interno della Fortezza da Basso.

Qual è il suo obiettivo con l'ingresso di Cycle in azienda?
La prima collezione è stata la Spring-Summer 2021, una partenza in salita visto il momento storico, ma Cycle ha voluto rappresentare un segno di maturità, mio e della società, in quanto ci sentivamo pronti a promuovere nuovi progetti sia in termini di investimento che di impegno personale. La scelta del brand è stata per molti aspetti complementare a Sun68, la nostra prima linea, che è un commercializzato, mentre con Cycle abbiamo voluto portare in azienda un know-how e una produzione denim 100% italiani.

Come si integrerà la label con Sun68?
Non sono previsti punti di contatti tra i due marchi, essendo distinti sia per quanto riguarda la fase creativa che per quella produttiva. Con Sun68, inoltre, il nostro mercato di riferimento è il casualwear, mentre con Cycle puntiamo a un cliente più spostato sul mondo del fashion.

Che input avete dato ai fondatori del brand,  Andrea Bertin ed Elena Boaretto, riguardo allo stile?
Andrea ed Elena sono parte fondamentale del progetto: non solo lo hanno fondato 21 anni fa, ma hanno anche portato Cycle tra le etichette di riferimento per il denim made in Italy. Vogliamo rilanciare il marchio con un forte focus sulle tele indigo, dando un messaggio chiaro sia al mercato che ai consumatori, che non lo hanno mai dimenticato: puntiamo a risvegliare l’amore per Cycle e a riportarla nel segmento di mercato che merita.

Quali i punti di contatto con la Cycle degli inizi e come è evoluta la collezione?
Negli anni Cycle aveva ampliato molto la proposta di capi, andando a toccare molte categorie di prodotto. Noi vogliamo una immagine più evoluta, moderna e pulita, più chiara e meno dispersiva. Ci piacerebbe tornare a focalizzare l’attenzione sulle tele denim. La continuità invece è assicurata sicuramente dall’attenzione alla qualità, dal focus sul made in Italy e dal know-how di Andrea ed Elena per quanto riguarda vestibilità e trattamenti.

A che target di consumatore si rivolge il marchio?
Sicuramente il primo approccio al mercato sarà con i consumatori storici, per cui a livello di immagine e marketing parleremo inizialmente ai 30/40enni, anche se la collezione contiene già argomenti per le generazioni più giovani. La fascia prezzo rispecchierà la qualità del prodotto legata alla filiera del made in Italy e al posizionamento di mercato alto. L’immagine è legata a un lusso contemporaneo, fatto di dettagli e assolutamente trasversale. Forse la parola più corretta per definire l’immagine di Cycle è “autenticità”: vogliamo far uscire l’anima del brand e il gusto per il bello.

Quali saranno i capi iconici della prossima estate?
Tra i capi iconici della Spring-Summer 2022 ci sono senza dubbio il classico cinque tasche (punto di forza del brand) per la donna e il baggy con vestibilità morbide e ampie da uomo. I finissaggi sono la nostra forza: dal tinto pieno al tye dye manuale, all’effetto vintage o damaged, con un sapore estremamente autentico che solo il made in Italy sa donare. Rivisitiamo il total look denim in chiave attuale e sofisticata, con una proposta che intercetta le richieste del denimista contemporaneo e che rivolgiamo in egual misura a uomo e donna.

Al denim affiancate una proposta che comprende camicie, gonne, giubbini, T-shirt: avete in programma l'inserimento di ulteriori merceologie?
Non intendiamo arrivare a un total look, perché come ho già spiegato vogliamo tornare a essere un riferimento per il fashion denim. Ovviamente ci piace giocare con il prodotto, per cui nella collezione invernale abbiamo sviluppato una linea di cashmere stampato, rotto e rammendato a mano a sottolineare l’anima luxury del brand. Abbiamo impiegato e continuiamo a usare la seta per la donna, sempre per essere chiari sul posizionamento che vogliamo avere nel mercato. 

Cosa vuol dire per Cycle oggi la parola sostenibilità?
È un nuovo modo ci concepire il prodotto: nelle prime collezioni abbiamo usato dei lavaggi a basso impatto ambientale e ora stiamo testando dei materiali riciclati, anche se non stiamo pubblicizzando questo aspetto in termini commerciali.

Dov'è distribuito il marchio?
Non abbiamo fretta di crescere, perché prima abbiamo voluto mettere a regime la macchina (stile, prodotto, produzione, logistica), per cui il primo anno ci siamo concentrati sul mercato italiano. Qui, dove abbiamo la showroom principale a Milano, in zona CityLife, la distribuzione è gestita tramite una decina di selezionate agenzie. A oggi siamo presenti in oltre 200 punti vendita multibrand. Parliamo di realtà come Bonvicini in Toscana, Dolce Vita in Emilia Romagna, Minush in Veneto, Guichardaz in Piemonte, Blu Frida in Lombardia, Giglio in Sicilia e Massa in Puglia. Non male, considerando che siamo usciti nell’anno del Covid.

Quali gli obiettivi nel medio periodo?
In Italia l’obiettivo è arrivare è intorno alle 500 door. Intanto stiamo valutando le aperture a nuovi mercati, ma solo se troveremo il partner corretto. Puntiamo a Germania e Benelux in primis, e poi vorremmo attivare subito un canale con Paesi come Giappone e Corea, in grado di capire e apprezzare il made in Italy.

SS 2022: Autenticità in primo piano per il denimwear di Cycle


c.me.
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