pitti uomo

Nello stand di Herno debutta il capo Made Green in Italy

«Il tema della sostenibilità non può più essere uno strumento di marketing, ma deve entrare a far parte della filiera». Claudio Marenzi, patron di Herno, passa dalle parole ai fatti, presentando a Pitti un progetto nato in collaborazione con Sensitive Fabrics (Eurojersey) e Radici Group.

 

Le tre aziende - che rappresentano la filiera del tessile-abbigliamento al completo (filati, tessuti e prodotto finito) e contano su un solido legame con il territorio - hanno unito le forze in un progetto pioneristico in Italia: la creazione di una giacca con un impatto ambientale (Pef, Product Environmental Footprint), perfettamente tracciato e documentato.

 

Un modello contraddistinto dall'etichetta Made in Green, presente nello stand di Herno insieme a tutta la collezione primavera-estate 2017 e in grado di rispettare la metodologia pensata da Bruxelles per una maggiore ecosostenibilità, tramite l’analisi di 16 indicatori ambientali, tra i quali emissioni di gas a effetto serra, efficienza nell’uso delle risorse.

 

«Per Herno - sottolinea Marenzi - si tratta dell'inizio di un circolo virtuoso. Il nostro impegno sarà quello di realizzare un numero sempre crescente di capi mappati nella nostra collezione, non solo per essere preparati quando Bruxelles renderà obbligatori certi standard, ma soprattutto perché crediamo nella sostenibilità come elemento essenziale della filiera».

 

Per Marenzi, che è anche presidente di Sistema Moda Italia, il tema della Pef si lega, oltre che alla filiera, a quello della delocalizzazione e dei suoi veri costi.

 

«Il confronto con la Cina in tema green è molto interessante - conclude -. Il costo per l'ecosistema di una giacca fatta nel Paese asiatico è pari a 5,22 euro, contro 1,97 euro di una realizzata in Italia. Quindi in certi mercati la giacca può essere più "conveniente" in termini di produzione, ma impattare molto di più a livello di costi ambientali».

 

 

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