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Famiglia Versace: «La serie TV su Gianni basata su un libro pieno di illazioni e gossip»

In attesa che Foxcrime trasmetta in Italia, a partire dal 19 gennaio, la prima puntata di American Crime Story-The Assassination of Gianni Versace, la famiglia Versace torna all'attacco dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi: «Non abbiamo autorizzato la serie televisiva, né avuto alcun coinvolgimento nella realizzazione di quella che andrebbe considerata come opera di finzione».

 

«La casa produttrice - si legge in una nota ufficiale - afferma di essersi affidata al libro (Vulgar Favours,ndr) di Maureen Orth, pieno di gossip e speculazioni. Orth non ha mai acquisito alcuna informazione dalla famiglia Versace e non ha basi per raccontare la vita privata di Gianni Versace o degli altri membri della famiglia».

 

«Nel tentativo di creare una storia sensazionale - precisa il comunicato - The Assassination of Gianni Versace presenta pettegolezzi pieni di contraddizioni». Ad esempio, «Orth fa illazioni sulle condizioni mediche di Gianni, affidandosi alle dichiarazioni di una persona che afferma di aver visionato i risultati di un test post mortem. Orth stessa però ammette che, esaminando quel test (di dubbia esistenza), tale persona avrebbe commesso un illecito».

 

La scrittrice, nonché giornalista di Vanity Fair Usa, avrebbe ignorato, nelle sue «clamorose dichiarazioni», le informazioni fornite dai Versace, «che hanno lavorato e vissuto a stretto contatto con Gianni e quindi erano a conoscenza dei fatti».

 

«Gianni Versace - conclude la nota - era una persona coraggiosa e onesta, che si impegnava in cause umanitarie a favore degli altri. Ci rattrista vedere che fra tutti i possibili ritratti della sua vita e storia, i produttori abbiano scelto di presentare la versione falsa e distorta creata da Maureen Orth. Non forniremo ulteriori commenti sull'argomento».

 

Già lunedì scorso, 8 gennaio, i famigliari dello stilista ucciso a Miami il 15 luglio 1997 dal serial killer Andrew Cunanan (a sua volta morto in circostanze non del tutto chiarite, a pochi giorni dall'omicidio) avevano inviato ai media un breve statement in cui prendevano le distanze dalla serie tv. Il comunicato di oggi, molto più circostanziato, fornisce ulteriori dettagli sulla loro presa di posizione.

 

Autori e protagonisti di The Assassination of Gianni Versace (che dalla querelle sta indubbiamente guadagnando visibilità e audience) gettano acqua sul fuoco. Penélope Cruz - cui è stata affidata la parte di Donatella Versace e che spesso ha indossato, in occasioni pubbliche e private, abiti della griffe della Medusa - ha affermato in un'intervista a Entertainment Weekly di avere avuto una lunga conversazione con la stilista e di aver messo nella sua interpretazione «l'affetto e il rispetto che ho per lei».

 

Sulla stessa lunghezza d'onda Ryan Murphy (produttore, regista e autore) che afferma di capire, in quanto padre, le preoccupazioni di Donatella, soprattutto su come saranno presentati i suoi figli nel corso dei nove episodi e, di conseguenza, di aver prestato molta attenzione a non ledere la sensibilità di qualcuno.

 

Il ruolo di Antonio D'Amico, compagno del designer ai tempi della sua scomparsa, è andato a Ricky Martin, che a sua volta ha cercato di rassicurare il diretto interessato su come verrà rappresentato: «Farò in modo che la gente si innamori della tua relazione con Gianni».

 

Il protagonista di The Assassination of Gianni Versace è Édgar Ramírez: classe 1977, figlio di un diplomatico, l'attore di origine venezuelana parla fluentemente cinque lingue tra cui l'italiano, il che gli è tornato utile per sfoggiare in quest'occasione un inglese volutamente imperfetto. Si dice che per calarsi nei panni del fashion designer Édgar abbia dovuto ingrassare 12 chili.

 

Del resto, è uno che fa sul serio: ad esempio, per entrare nel personaggio del pugile Roberto Duran in Hand of Stone si è allenato per mesi sul ring. Ha recitato inoltre nel remake di Point Break e ne La Ragazza del Treno, solo per citare due pellicole.

 

A Vanity Fair ha confidato: «Non ho voluto leggere il volume di Maureen Orth perché è tutto su Andrew Cunanan, legato alla morte di Gianni ma non alla sua vita, che è quello che realmente mi interessava».

 

Ramírez ha fatto altre letture, guardato molte interviste e parlato con persone vicine a Gianni, di cui non ha voluto fare i nomi. «Non rivelo mai le mie fonti, sono stato giornalista» ha sottolineato, facendo riferimento alla sua laurea in Giornalismo. «Posso dire - ha chiarito - che non si tratta di famigliari».

 

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