PREVISTI 100MILA PEZZI A SETTIMANA

Michael Burke (Louis Vuitton): «Riapriamo gli atelier per produrre mascherine»

Michael Burke, presidente e ceo di Louis Vuitton, è appena tornato dalla trasferta a Sainte-Florence, nella regione della Vandea in Francia occidentale, in uno dei 12 (su 16) laboratori di pelletteria che hanno riaperto i battenti nel Paese.

In un'intervista a wwd.com, il manager racconta che da lunedì nell'atelier sono tornati alle loro postazioni 115 degli 896 artigiani, di cui 22 hanno iniziato a produrre mascherine monouso e riciclabili, dopo l'appello fatto dall'Eliseo: «L'idea – spiega – è di riuscire a realizzare con tutte le manifatture 100mila pezzi a settimana, di cui il 20-30% è destinato a uso interno, mentre il restante andrà donato alle case di riposo, tra i luoghi più esposti alla diffusione del virus».

Per il momento a tornare al lavoro nei laboratori di Louis Vuitton sono state in totale 400 persone su 4.500 , circa il 10% del totale, dislocate a Marsaz, Saint-Donat, Saint-Pourçain, Ducey e, appunto, Sainte-Florence, siti attivi nella produzione di prototipi e di mascherine, mentre quelli di Issoudin e Condé sono dedicati esclusivamente alle mascherine. Lo storico atelier della casa di lusso, aperto nel 1859 ad Asnières, alla periferia di Parigi, rimane invece chiuso.

Burke prevede di reintrodurre gradualmente la produzione di articoli in pelle, vista la domanda di mercati come Cina, Taiwan e Corea del Sud, nonostante la difficoltà, come spiega, sia «far funzionare l'intera catena di approvvigionamento, da monte a valle», in un momento in cui in altri Paesi – come l'Italia - vige ancora il lockdown, con l'impossibilità di relazionarsi con i fornitori.

Vuitton possiede infatti anche un laboratorio a Firenze dedicato ai prototipi, quattro in Spagna, oltre a due in California e uno in Texas: tutti chiusi, così come le sue fabbriche di scarpe a Venezia.

a.t.
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