PRIMA ASSISE DELLA FEDERAZIONE

Confindustria Moda: comparto a 95,5 miliardi (+0,7%) nel 2018

Contraffazione, Made in, reciprocità dei dazi negli scambi tra Europa e Asia, semplificazione del fisco, riduzione del costo del lavoro, sostenibilità, formazione, supporto alla creatività. Sono questi i principali temi sulla tutela del prodotto emersi ieri dalla prima assise di Confindustria Moda, la federazione che riunisce le imprese e le associazioni del settore tessile moda e accessorio, fondata nel marzo 2017 e pienamente operativa dal 2018.

Come ha sottolineato il presidente Claudio Marenzi – giunto all'ultimo anno del proprio mandato – l'imperativo è lavorare all'unisono: «Moda è aspirazionalità – ha detto alla platea di imprenditori e stampa che riempiva l'aula magna dell'Università Bocconi – e chi riesce a fare del proprio brand un brand aspirazionale è poco propenso alla condivisione e all'associazionismo. Ma, creatività a parte, occorre che le aziende, piccole o grandi, facciano confluire le proprie esperienze, conoscenze e istanze in temi comuni da affrontare in modo compatto a favore dell'intera filiera".

Secondo il presidente di Confindustria Moda, è necessario che le singole associazioni della federazione, pur mantenendo ciascuna la propria specificità, facciano fronte comune anche e soprattutto nel contesto europeo. Lo ha ribadito il vicepresidente Cirillo Marcolin – che succederà a Marenzi – invitando a «non concentrarsi solo sul proprio settore, ma a mantenere una visione più ampia, che tenga aperto il confronto e permetta di fare squadra, credendo nella federazione».

Nel corso dell'incontro, Confindustria Moda ha presentato i dati consuntivi del 2018 e del primo trimestre 2019, secondo i quali il fatturato delle aziende associate mostra una crescita su base annua nel 2018 del +0,7%, salendo a 95,5 miliardi di euro.

Si conferma la forte vocazione internazionale delle imprese, che hanno generato complessivamente 63,4 miliardi di euro di export (+2,7%). Il 49,6% di tali flussi è da attribuire al tessile-abbigliamento, seguito da calzature (15,1%) e pelletteria (12,9%). L'oreficeria-gioielleria copre il 10,2%, occhialeria e concia risultano entrambe intorno al 6% e le pellicce nell'ordine dell'1%. Contestualmente, l'import sale del +3,6%, avvicinandosi ai 35,3 miliardi.

Per quanto concerne la ripartizione geografica degli scambi dei settori esaminati, nel 2018 la Ue ha assorbito il 46,8% dell'export in valore, mentre ha generato il 45,4% delle importazioni. Le aree extra-Ue, invece, hanno coperto il 53,2% delle vendite italiane e assicurato il 54,6% dell'import. Il saldo commerciale del comparto tessile-moda-abbigliamento – che si conferma il secondo settore industriale italiano per avanzo commerciale, dopo la meccanica – oltrepassa quindi i 28,1 miliardi di euro, guadagnando oltre 424 milioni nei dodici mesi (+1,5%).

Da gennaio a marzo 2019, il comparto Tma ha continuato ad affermarsi sui mercati esteri con l'export in salita del +5,6% e l'import del +2,3%, mostrando un'accelerazione della crescita rispetto al primo trimestre 2018, che si era chiuso con una variazione del +2,1% delle esportazioni e un incremento tendenziale del +0,8% delle importazioni.

c.b.

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