il gruppo prenderà in considerazione le proposte

Richemont: il fondo attivista Bluebell chiede modifiche nella governance

Richemont è preso di mira dal fondo attivista Bluebell Capital Partners, che chiede una serie di modifiche al consiglio di amministrazione del colosso svizzero del lusso. 

Secondo quanto reso noto dal gruppo a cui fa capo tra gli altri il marchio Cartier, il fondo londinese guidato dagli italiani Marco Taricco, Giuseppe Bivona e Francesco Trapani chiede, in particolare, che il consiglio di amministrazione di Richemont includa un rappresentante degli azionisti che possiedono azioni di tipo A

Le azioni del gruppo svizzero, proprietario anche di Yoox e Net à Porter, sono divise in due classi di azioni: le A sono quotate alla Borsa svizzera, le B non sono quotate in Borsa e rappresentano il 9,1% del capitale e a controllarle è la Compagnie Financière Rupert, che prende il nome dalla famiglia fondatrice del gruppo.

Il fondo attivista chiede che lo statuto della società sia modificato, in modo da aumentare il numero minimo di rappresentanti nel consiglio di amministrazione a sei e garantire che i titolari di azioni A e B siano rappresentati in modo equo.

Il board del colosso elvetico «sta prendendo in considerazione queste proposte», come indica in un comunicato il gruppo, che si pronuncerà a tempo debito. Proposte che saranno presentate agli azionisti alla prossima assemblea generale prevista per il 7 settembre.

Bluebell Capital Partners si è fatto conoscere in particolare per un braccio di ferro con il gruppo farmaceutico GlaxoSmithKline e il gigante alimentare francese Danone, ma era intervenuto anche su Hugo Boss.

Nella foto Johann Rupert, presidente di Richemont

an.bi.
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