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Burberry sotto pressione per i bonus a Bailey e Julie Brown

Due importanti gruppi di azionisti di Burberry stanno dando del filo da torcere alla fashion house in merito ai premi stellari destinati a Julie Brown, chief operating e financial officer dallo scorso gennaio, e a Christopher Bailey (nella foto), direttore creativo oltre che ceo: una carica quest'ultima che è in procinto di cedere a Marco Gobbetti, per diventare presidente.

 

Da notare che lo stilista ha già annunciato nei giorni scorsi l'intenzione di rinunciare al suo bonus, ma non alla buonuscita multimilionaria che gli spetterebbe nel passaggio di cariche tra lui e Gobbetti.

 

Come si legge sui media, mentre The Investment Association ha lanciato un'allerta ai suoi membri, in vista dell'assemblea degli azionisti prevista per la prossima settimana, Institutional Shareholder Services (ISS) ha sollecitato gli investitori a votare contro le posizioni di Burberry in merito.

 

In particolare, ISS ha fatto notare come la paga di Christopher Bailey, pari a circa 1,1 milioni di sterline al netto di altri emolumenti, sia superiore alla media di quella dei chief executive del Ftse 100, l'indice azionario delle 100 società più capitalizzate quotate al London Stock Exchange.

 

In compenso, i risultati dell'azienda non sarebbero tali da giustificare trattamenti di favore. Nel 2016 Burberry ha registrato un profitto ante-imposte di 462 milioni di sterline, +10% in assoluto ma -21% a cambi costanti, con ricavi pari a 2,8 miliardi di sterline (+10% a cambi correnti e  -2% a cambi costanti).

 

Non c'è stata l'attesa ripresa in Asia-Pacifico e le vendite comparabili nelle Americhe si sono rivelate sotto le aspettative, benché altre aree - tra cui lo stesso Regno Unito - abbiano ottenuto buone performance.

 

Anche Julie Brown è nell'occhio del ciclone, a causa delle azioni che le sono state assegnate per compensarla dei premi che avrebbe dovuto ricevere dal precedente datore di lavoro, Smith & Nephew.

 

Stando al Financial Times, Brown ha restituito una somma di 1,6 milioni di sterline, ossia circa metà del premio, ma evidentemente questo a ISS non basta, perché teme che alla top executive venga dato un indennizzo supplementare, superiore a quello che le sarebbe stato assegnato da Smith & Nephew.

 

I dissidi non iniziano certo oggi: basti pensare a quando, esattamente un anno fa, Bailey dovette incassare un taglio pari al 75% del suo cachet, passato tra stipendio e benefit da 7,5 a 1,9 milioni di sterline e che anche nel 2014 gli azionisti avevano levato gli scudi contro le sue remunerazioni.

 

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