I bilanci di Hermès, Kering e Lvmh

In sei mesi il lusso francese perde "al più" il 30% delle vendite

Limitatamente alle aziende quotate, la tornata di semestrali estive ha mostrato flessioni del 25% e del 28% per i ricavi rispettivamente di Hermès e Lvmh. Kering ha accusato un -30% a periodi comparabili, contro il -40% di Prada, il -46,9% di Ferragamo e il -31,4% di Aeffe. Nessuno dei tre grandi gruppi d'Oltralpe inoltre è andato in perdita.

Axel Dumas, al vertice di Hermès, ha fatto notare che la crisi - senza precedenti e ancora in corso - non fa che «dimostrare la solidità del modello d'impresa del gruppo», che poggia su pilastri come la desiderabilità dei prodotti, l'agilità del network omnicanale, l'indipendenza dell'azienda e, non ultimo, la fedeltà dei clienti. Nel semestre Hermès ha visto il fatturato scendere del 25% a 2,49 miliardi di euro, ma in Asia (Giappone escluso) la contrazione è stata limitata a un -9%. In Cina continentale tutti i negozi sono stati riaperti in marzo e l'attività, come riferito dalla società, risulta in forte crescita. Nei sei mesi l'utile è più che dimezzato passando da 754 a 335 milioni.

Nel commentare la prima metà dell'esercizio, Bernard Arnault, presidente e ceo di Lvmh, ha parlato di «eccezionale resilienza» del gruppo e ha sottolineato l'agilità dei marchi in portafoglio nell'implementare misure per contenere i costi e accelerare nell'e-commerce.

Le vendite organiche del gigante parigino del lusso fra gennaio e giugno sono diminuite del 28% a 18,39 miliardi di euro. Le aree di business della moda e dei vini e liquori sono quelle che hanno tenuto meglio con una flessione, a pari struttura e cambi costanti, del 24% e del 23% rispettivamente. Più marcato il calo di altre attività come i profumi e i cosmetici (-29%), gli orologi e i gioielli (-39%) e la distribuzione selettiva (-33%). La perfomance delle vendite si ripercuote sui profitti del periodo, che passano da 3,27 miliardi a 522 milioni.

Dopo un secondo trimestre notevolmente segnato dalla pandemia la speranza del management è che nella seconda parte dell'esercizio si materializzi una «graduale ripresa». Intanto è stata posticipata dal 24 agosto al 24 novembre la data del perfezionamento dell'acquisizione da oltre 16 miliardi di dollari del marchio Tiffany. I due gruppi starebbero ancora aspettando il via libera all'operazione da parecchie autority della concorrenza.

A proposito di competitor, nei primi sei mesi Kering ha incassato un -30% delle vendite (senza l'effetto cambi) a 5,38 miliardi di euro ma dal gruppo fanno sapere che, con la riapertura dei negozi, si evidenzia una ripresa incoraggiante soprattutto in Asia-Pacifico, trainata dalla Cina Mainland. L'utile del periodo si è più che dimezzato, passando da 580 a 273 milioni.

Tra i marchi in portafoglio, Gucci ha totalizzato vendite per 3,07 miliardi di euro (-33,8% a valute invariate), Saint Laurent è sceso a 681,1 milioni (-30,6%) e Bottega Veneta a 503,1 milioni (-9,5%). Le altre griffe, tra cui Balenciaga e Alexander McQueen, hanno subito un -25,8% a 919,1 milioni di euro. Dal gruppo non fanno previsioni per le vendite e l'operating margin. Come allertano dalla società, non è detto che i mancati ricavi sperimentati nei primi sei mesi vengano compensati nel secondo semestre. Il nuovo periodo potrebbe però beneficiare delle misure di contenimento dei costi implementate nella prima parte dell'esercizio. 

e.f.
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