resterebbe aperto il 25% dei punti vendita

Chiusure domenicali: la ricetta Di Maio mette in subbuglio anche la moda

Luigi Di Maio tira dritto: entro fine anno la legge che imporrà ai negozi la chiusura nei giorni domenicali e festivi diventerà realtà. Un provvedimento che andrà a coinvolgere soprattutto le grandi superfici e che genera diversi punti di vista sui nuovi scenari: più a misura d'uomo per alcuni, forieri di un'impennata dell'e-commerce e della sua formula h24 per altri, mentre c'è chi lancia l'allarme occupazione. 

Le dichiarazioni di Luigi Di Maio, rilasciate in diretta Facebook durante una trasferta a Bari, stanno facendo discutere, anche se il vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro si è affrettato a specificare che «resterà aperto il 25% dei punti vendita, mentre gli altri a turno chiuderanno. Decideranno sindaco e commercianti, con deroghe per le località turistiche».

A liberalizzare gli orari degli esercizi commerciali era stato il Decreto Salva Italia del Governo Monti nel 2011: una scelta discussa, che però nel corso del tempo ha modificato le abitudini degli italiani molti dei quali, da Nord a Sud, trovano nel centro commerciale un'alternativa alla classica gita fuori porta.

Davvero la liberalizzazione sta «distruggendo le famiglie italiane», come sostiene Di Maio? Il sindacato Filcams Cgil, da sempre contrario, pensa di sì e saluta positivamente la sua presa di posizione. Del tutto sfavorevole il presidente di Federdistribuzione, Claudio Gradara, convinto che le aperture domenicali diano una boccata di ossigeno ai consumi, in un'epoca in cui l'e-commerce sta galoppando.

Francesco Pugliese, a.d. e d.g di Conad, rincara la dose e delinea alla trasmissione Omnibus uno scenario in cui 40-50mila lavoratori della grande distribuzione, su un totale di 400-450mila, sarebbero a rischio.

Confcommercio propende per una «regolamentazione minima e sobria». In una nota Enrico Postacchini, delegato per le Politiche Commerciali dell'associazione, esorta a «ridiscutere con atteggiamento non ideologico il ruolo della distribuzione».


Renato Borghi - presidente di Federazione Moda Italia, nell'orbita di Confcommercio - ha già espresso in passato la sua posizione: «Il tempo non può essere al servizio del lavoro e dell'economia, senza contare che le piccole aziende familiari si trovano a non avere più limiti all'autosfruttamento per reggere la concorrenza». Tuttavia, lo stesso Borghi ha ammesso che le domeniche di aperture sono ormai una pratica acquisita.

Confesercenti si sbilancia in modo deciso a favore del vicepremier, forte anche di 150mila firmatari della proposta di legge Liberaladomenica, presentata dalla Cei e dall'associazione, il cui presidente Mauro Bussoni rincara la dose: «La liberalizzazione ha causato la chiusura di migliaia di negozi, che non potevano sostenere un ritmo di opening a ciclo continuo».

Giovedì la Commissione Attività Produttive della Camera esaminerà il disegno di legge, ma intanto si fanno sentire le voci dei politici a partire da Matteo Renzi del Pd, che senza mezzi termini attacca quello che secondo lui è «il ministro della disoccupazione. Per garantirsi visibilità, mette a rischio migliaia di posti di lavoro dei giovani».

Di Maio non perde tempo e ribatte su Facebook: «Oggi leggo tante fesserie sui giornali riguardo alle sacrosante chiusure domenicali. Ma ho visto anche un comunicato di Eurospin, in una pagina a pagamento sul Corriere della Sera, in cui si schiera a favore della nostra proposta. Il motivo è semplice: i dirigenti di Eurospin mettono al primo posto la qualità della vita dei dipendenti del gruppo e sanno che questa migliorerà se la domenica sarà dedicata agli affetti e alla famiglia. Così come sanno che non ci sarà alcun ritorno negativo sui profitti. È bello che qualcuno si ricordi che il profitto non è tutto e che la felicità dei lavoratori è un valore anche per l'azienda. Chapeau, Eurospin!».

E poi la frecciata agli avversari: «Chi invece continua la crociata contro i diritti dei lavoratori è il solito Pd, ormai sempre più scollato dalla realtà. Se il tempo che Renzi usa per realizzare programmi tv per Berlusconi, lo dedicasse a fare il parlamentare (mestiere per cui è lautamente pagato), saprebbe che proprio il suo partito ha proposto una legge che prevede l'obbligo di chiusura domenicale e che sarà discussa assieme alle altre in commissione».

Questo però rischia di diventare un autogol per lo meno sui social, perché proprio Eurospin è stato nell'occhio del ciclone a fine luglio, quando secondo l'associazione Terra! avrebbe approfittato di un'asta online al doppio ribasso per comprare 20 milioni di bottiglie di passata di pomodoro, pagando un prezzo sottocosto e insostenibile per la gran parte di produttori e trasformatori e favorendo, di fatto, pratiche sleali (nella foto, un selfie di Di Maio con un fan ieri a Bari, pubblicato sull'account Instagram dell'esponente di Governo).



a.b.
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