Ricavi e utili salgono a cifra doppia

La Consumer Direct Offense di Nike fa effetto ma non basta

Forte recupero per Nike nel primo trimestre fiscale. I ricavi hanno registrato un incremento del 10% (+9% a cambi costanti) e i profitti del 15%.

Merito della Consumer Direct Offense annunciata più di un anno fa, che punta su innovazione, velocità e digitalizzazione, per migliorare l’esperienza del consumatore e raggiungere l’obiettivo dei 50 miliardi di dollari di fatturato in cinque anni.

Nel quarter terminato a fine agosto le vendite hanno raggiunto i 9,9 miliardi di dollari, sostenute dal trend positivo in tutti i mercati di riferimento, contro la crescita zero di un anno prima. Il brand Nike (nella foto, le nuove Air Jordan XXXIII), in particolare, ha totalizzato 9,4 miliardi (+10% senza l’effetto cambi), mentre Converse è salito a 527 milioni (+7%).

In Nord America il gruppo ha segnato un +6% (dal +3% di 12 mesi prima), mentre in Europa, Medio Oriente e Africa è cresciuto del 9% a cambi costanti (da +5%). Il tasso di incremento più significativo riguarda però la Greater China: +20% a valute invariate (dal +12% precedente). Asia e Pacifico totalizzano insieme un +14% (da +6%).

In linea con la media degli analisti - come riporta Thomson Reuters I/B/E/S - i margini lordi del gruppo, che sono passati dal 44,20% al 43,70%.

L’ebit trimestrale è sceso del 16%, a 1 miliardo di dollari, per effetto di una maggiore incidenza delle spese generali e amministrative ma l’utile netto è aumentato del 15% a 1,1 miliardi, grazie ai maggiori ricavi e margini. Si tratta di 67 centesimi di dollaro per azione, dai 63 centesimi previsti dagli analisti.

Forse il mercato azionario si aspettava di più in termini di margini e prevedeva una revisione al rialzo dell’outlook, che non è arrivata. Così il titolo ha chiuso la seduta di ieri 25 settembre (giorno della pubblicazione della trimestrale) a 84,79 dollari, in rialzo dello 0,6% e oggi a Wall Street, intorno alle 17 italiane, accusa un -1,6% a 83,41 dollari.

e.f.
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