Ridurre i negozi e rinegoziare il debito

Pepe Jeans si affida a McKinsey e Rotschild per uscire dalla crisi

Tempi difficili per Pepe Jeans: il marchio di proprietà dell'imprenditore multimilionario libanese Najib Mikati ha dato il via a un rigoroso piano di ristrutturazione per porre rimedio a una situazione economica difficile, affidandosi alla consulenza di McKinsey e della banca di investimenti Rotschild. Riduzione del numero dei negozi e dell'organico e ristrutturazione del modello di business tra le principali misure, mentre si punta a rinegoziare il debito.

 

Come riferisce il quotidiano spagnolo El Confidencial, Mikati avrebbe incaricato McKinsey di rivedere tutta la struttura dei costi e delle spese. La società di consulenza starebbe in parallelo lavorando insieme ceo Carlos Ortega alla revisione del modello di business, per adeguarlo alle logiche del digital e alle nuove abitudini di acquisto dei consumatori, partendo appunto da un piano di riduzione del numero dei negozi e dell'organico.

 

In parallelo Pepe Jeans avrebbe contattato la banca di investimento Rotschild perché rinegozi per la terza volta la rifinanziazione del prestito di 250 milioni di euro che deve alle banche Bbva, Santander, Caixabank, Bankia e Barclays.

 

Di proprietà del gruppo di investimenti libanese M1 dal 2015, in capo a Najib Mikati, Pepe Jeans ha la sede operativa in Spagna, quella fiscale in Olanda e ha il Regno Unito come principale mercato. A oggi PwC, auditor dell'azienda, considera che il suo valore si sia deteriorato, rispetto ai 720 milioni di euro ai quali è stata ceduta.

 

Come sottolinea El Confidencial, Pepe Jeans è in perdita dal 2017, quando ha riportato una minusvalenza di 13,11 milioni di euro, salita a 13,68 nel 2018, con un ebitda negativo per 12,72 milioni e con il fatturato stabile a 566 milioni. 

 

Il gruppo ha all'attivo 355 negozi, di cui 219 dell'insegna Pepe Jeans London, 105 del marchio Hackett, 29 di Tommy Hilfiger, 2 di Norton e 16 di Façonnable.

c.me.
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