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Al via il new deal di L'Autre Chose

L'Autre Chose apre un nuovo capitolo. Entrato nell'orbita del fondo Sator nell'agosto 2016, che ne ha acquisito il controllo con l'84% delle quote, il marchio made in Italy di calzature e abbigliamento donna è pronto al rilancio. L'a.d. Erika Filipponi (nella foto): «Puntiamo al raddoppio del giro d'affari nel giro di tre-cinque anni».

 

Prodotto, internazionalizzazione e digital sono le tre direttrici di riferimento per il percorso di upgrading iniziato dal brand marchigiano con l'ingresso del fondo di Matteo Arpe e la nomina di Filipponi, ex Ferragamo, nel ruolo di ceo: «L'inaugurazione, lo scorso febbraio, dei nuovi headquarters milanesi in via Manzoni, dove hanno sede la showroom, gli uffici commerciali e comunicazione - racconta la manager a fashionmagazine.it - rappresenta il primo step di questo processo, che ridifinerà le coordinate del business, iniziando dalle collezioni».

 

Sinonimo per il 70% di calzature e per il 30% di prêt-à-porter, L'Autre Chose - che nel 2017 compie 30 anni - è ripartito dalle origini per disegnare il futuro, riportando all'interno della squadra Luca Traini, designer dell'azienda per un decennio, con il nuovo ruolo di coordinatore del footwear.

 

Ad affiancarlo, con la responsabilità per il côté abbigliamento, è invece Lorenza Chiavarini, oltre a un hub di giovani designer dal profilo internazionale, provenienti dalle più importanti scuole di design italiane, che si alterneranno nell'ufficio stile per portare nuova linfa creativa.

 

Obiettivo, come spiega l'a.d., «il ritorno al dna del brand, nel solco dell'affordable luxury», ma anche la diversificazione dell'offerta, con una vera e propria collezione di borse e piccola pelletteria, pronta al lancio con la spring-summer 2018.

 

Altro asset di sviluppo la distribuzione, che avrà sempre più una dimensione worldwide. Con il 70% dei ricavi realizzati nel mercato domestico e buone performance registrate soprattutto in Francia, Spagna e Russia, L'Autre Chose amplia infatti gli orizzonti, puntando a rafforzare la propria presenza in Europa e Giappone, secondo mercato di riferimento, ad accelerare negli Stati Uniti e a sbarcare in Cina, aree dove sono in corso trattative con potenziali partner.

 

L'approccio sarà omnichannel, con wholesale (che rappresenta oggi il 70%), retail ed e-commerce alleati per implementare visibilibità e quote di mercato: «Entro il 2017 - anticipa Filipponi - inaugureremo altri due monomarca in altrettante piazze strategiche in Europa, che andranno ad aggiungersi alle sei boutique attive a Milano, Roma, Torino, Bologna, Milano Marittima e Lugano e che faranno da test a un inedito concept, in dirittura d'arrivo, sulla stessa lunghezza d'onda del nuovo quartier generale milanese».

 

Parallelamente, un ruolo chiave sarà recitato dall'e-store, attivo da tre anni, che porta in cassa il 3% del fatturato del marchio: «L'intenzione - evidenzia la manager - è di incrementare questa percentuale fino al 7-8% nel medio periodo, facendo leva anche su nuovi investimenti nella comunicazione nel mondo digital e social». «In quest'ottica - aggiunge - abbiamo deciso di unificare i listini, rendendoli uniformi su scala globale».

 

Con un turnover a quota 20 milioni nel 2016, «l'obiettivo di L'Autre Chose - conclude Erika Filipponi - è di raddoppiare il business nel giro di tre-cinque anni».

 

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