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Plein Sud: torna a mordere l'anima rock del marchio

Cambia pelle senza tradire il suo dna Plein Sud, marchio iconico francese nato alla fine degli anni Ottanta e giunto all'apice del successo tra la fine degli anni Novanta e il 2000. Un pool di investitori italiani scommette sul nuovo percorso della label, per ridare smalto all'anima più rock e spicy della collezione, con una virata in chiave contemporary. Lo racconta il ceo Gaetano Sallorenzo.

 

Fondata dallo stilista Fayçal Amor, di padre marocchino e madre russa armena - una vita tra Marocco, Spagna e Francia - Plein Sud è aprezzata da sempre per i capi in pelle elasticizzata e gli abiti da sera ultra-femminili.

 

Dapprima seguita direttamente da Fayçal Amor, nel Duemila la collezione ha scelto la strada delle licenze, cominciando da Staff, per proseguire con Dressing, Pier e in tempi più recenti Mmb. Una staffetta e una serie di vicissitudini che non hanno intaccato la brand identity del marchio, oggi distribuito in 180 negozi, con vetrine di punta come Dantone, Gio Moretti e Super a Milano, Mantovani a Carate Brianza, H.Lorenzo a Los Angeles, Bosco di Ciliegi e Gum a Mosca.

 

Ma ora è tempo di ridare grinta alla collezione, grazie alla scommessa di un family office con base in Svizzera, che sta investendo sul rilancio dell'etichetta. Un business in cui resta Fayçal Amor, ma con una presenza meno importante.

 

Si comincia dal prodotto, che resta rigorosamente made in Italy: in azienda c'è stata un'iniezione di creativi per dare un twist più contemporary alla collezione, che accanto alle proposte iconiche inserisce una parte di uso più giornaliero, riunendo l'offerta jeans e la main collection in un unico brand, suddiviso in due uscite.

 

«Siamo già partiti con una prima delivery - spiega Sallorenzo -. 200 pezzi dal look casual chic e dall'anima rock alla francese, con tanto denim, anche in versioni preziose (emblematico il jeans con 70mila pietre), giacche strutturate, camicie in cotone, bluse in chiffon dal look quotidiano, pantaloni e abiti in pelle stretch lavata e mineralizzata, e capi per il cocktail e la sera».

 

Questo mese di settembre è la volta della sera, che viene presentata sia a Parigi sia a Milano, con i capi per le occasioni importanti: abiti lunghi di chiffon ricamati, smoking, gonne lunghe di seta abbinate a camicie.

 

«Strategico, per il ripensamento sul prodotto è stato il confronto con Giulio di Sabato, presidente di Assomoda e titolare della showroom Sari Spazio, e con un paio di altri agenti di spicco, che hanno partecipato allo sviluppo della collezione» racconta Sallorenzo, che in questa avventura ha scommesso in prima persona, visto che è tra gli investitori.

 

Oggi Sari Spazio funge da showroom centrale per Russia e Paesi dell'ex Unione Sovietica, Medio Oriente, Far East e Italia, accanto a una serie di agenzie di primo piano che operano per la Germania, la Spagna, il Belgio, il Portogallo, la Grecia. Con gli Stati Uniti in dirittura di arrivo. «Puntiamo a ricostruire mercati una volta strategici, come la Russia (un tempo seconda dopo la Germania) e gli Stati Uniti», sottolinea Sallorenzo.

 

Intanto l'offerta si amplia: «Abbiamo inserito la bigiotteria, con il coinvolgimento di una figura dedicata nell'ufficio stile e dal prossimo autunno-inverno studiamo un progetto per le scarpe, affidandoci all'expertise di un produttore toscano».

 

Tra gli obiettivi imminenti, per la label che parte da una base di 10 milioni di fatturato, c'è anche l'apertura di due vetrine monomarca a Milano e Parigi, entro il 2019, che si aggiungeranno allo store di Saint Tropez.

c.me.
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