Riprende il controllo totale del brand

Gareth Pugh ricompra il 49% da Rick Owens ed è pronto a tornare in pista da settembre

Gareth Pugh è pronto a riportare in auge il suo brand, in stand by dalla Spring-Summer 2019. Lo stilista londinese ha da poco riacquisito il 49% del suo marchio, che aveva ceduto nel 2006 a Rick Owens e al partner produttivo italiano Olmar e Mirta, e di cui ha riacquisito il controllo totale. L'obiettivo è tornare in pista da questo autunno.

Non si conoscono i termini finanziari del deal, ma la separazione sarebbe avvenuta in maniera amichevole. «Sono entusiasta di iniziare un nuovo capitolo - ha spiegato Pugh a wwd.com-. In questo momento tutti siamo chiamati a inventare il futuro e per me è importante fare parte di questa conversazione culturale in atto». 

L'intenzione di Pugh è di presentare una collezione nuova a settembre, anche se il format e il set up produttivo sono ancora in fase di elaborazione. 

Il designer britannico è noto per le sue sfilate d'impatto, spesso con un contenuto futuristico e distopico, oltre che per essere stato pioniere di filmati di moda altrettanto intensi. 

Originario della città costiera di Sunderland, nel nord dell'Inghilterra, Pugh ha studiato design della moda al Central Saint Martins di Londra, laureandosi nel 2003.

Il designer ha incontrato Owens e sua moglie, Michèle Lamy, grandi estimatori del suo stile, durante uno stage da Revillon, che poi lo ha poi portato a Parigi. 

Ha lanciato il suo brand alla London Fashion Week nel 2006, dopo aver partecipato alla mostra collettiva Fashion East l'anno precedente. Ha vinto l'Andam Fashion Award nel 2008 e in seguito ha presentato le sue collezioni a Parigi, Londra e New York.

Dopo la sfilata della primavera-estate 2019 (nella foto), Pugh si è preso un periodo di pausa dalla moda per concentrarsi su Hard+Shiny, lo studio creativo che ha fondato con McColl nel 2018. Ha lavorato con artisti come Christina AguileraNicki Minaj Cardi B e ha ha collaborato con il New York City Ballet, l'Opéra Garnier di Parigi e la Royal Opera House di Londra.

c.me.
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