Ristrutturazione completata con 14 mesi di anticipo

La rivincita di Corneliani: 30 nuovi posti di lavoro entro marzo 2023

Stop alla cassa integrazione e un nuovo piano di assunzioni in fabbrica. Da Corneliani si respira un’altra aria rispetto a quella di tre anni fa, periodo in cui l’azienda del menswear, uno dei nomi più iconici del made in Italy, sembrava destinata a un inesorabile declino.

Era il 6 novembre 2019 quando la società controllata dal fondo arabo InvestCorp presentava alle organizzazioni sindacali un piano di ristrutturazione che prevedeva 130 esuberi.

Una “dieta” drastica a cui si sono subito opposti sindacati e lavoratori, in gran parte donne, che hanno iniziato una strenua mobilitazione: l'Onda rossa ha protestato per 50 giorni fuori dai cancelli della Corneliani per mantenere il proprio posto di lavoro.

Nel momento in cui anche la famiglia è uscita dal business, decisivo per risollevare le sorti dell’azienda è stato l’intervento pubblico, con una strategia di rilancio che è stata poi ribattezzata “metodo Corneliani».

Al Mise è stato aperto un tavolo e in via Panizza a Mantova sono arrivati 10 milioni di euro di finanziamento attraverso il fondo Invitalia, che partecipa la newco Corneliani al 49%.

Con l’intervento dello Stato, e gli ulteriori 8 milioni iniettati dal socio di maggioranza Investcorp, l’azienda è ripartita, sui binari di un piano che prevedeva la cassa integrazione fino al 2024 per molti dipendenti.

La ristrutturazione si è però completata con un anticipo di 14 mesi: nei giorni scorsi è stato firmato un accordo tra sindacati e l’a.d. dell’azienda Giorgio Brandazza, completando di fatto il risanamento della casa di moda.

Risultato: basta cassa integrazione e nuove assunzioni in fabbrica. Dopo sei anni la Corneliani - che conta circa 400 dipendenti - torna a creare occupazione, aumentando il volume produttivo del 10% e aprendo le porte a 30 nuove operaie, pronte a prendere posto entro marzo 2023.

«La storia di Corneliani è un nuovo modello industriale, il capitale pubblico è stato decisivo – ha commentato Michele Orezzi, segretario mantovano della Filctem Cgil –. Ma a conti fatti l’operazione è stata un ottimo investimento per tutti: per lo Stato che risparmia sugli ammortizzatori sociali, per i dipendenti che hanno creduto nell’azienda, per chi ha investito e per tutto il territorio mantovano».



a.t.
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