risultati trimestrali

Nike batte le attese degli analisti ma la Cina è un'incognita

Calo di quasi il 3% nell’afterhour per Nike (dopo che la seduta di ieri 27 giugno si era già chiusa con un -2,13%), nonostante i ricavi si siano attestati a 12,23 miliardi di dollari, in aumento del 3% su base valutaria neutrale ma in riduzione dell’1% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Un dato comunque oltre le stime degli analisti (il consensus di FactSet indicava 12,1 miliardi e Refinitiv si aspettava 12,06 miliardi).

In flessione del 7%, o del 3% su base valutaria neutrale, le vendite nel canale wholesale, pari a 6,8 miliardi di dollari, mentre il business Nike Direct ha totalizzato 4,8 miliardi, in aumento del 7% o dell'11% su base valutaria neutrale, grazie soprattutto alle performance in Emea (+25%), Apla (+43%) e, in misura minore, Nord America (+5%), mentre la Greater China ha rallentato il passo.

Se il numero dei negozi Nike di proprietà è arretrato del 2% o dell'1% su base valutaria neutrale, il canale digitale ha messo a segno un +15% o +18% su base valutaria neutrale. 

L'utile netto è sceso a 1,4 miliardi di dollari, in declino dai precedenti 1,5 miliardi, e il margine lordo è diminuito di 80 punti base al 45%, principalmente in seguito agli elevati costi legati a trasporti e logistica e all’obsolescenza delle scorte nel Paese di Xi Jinping.

I dati salienti del fiscal year sono un fatturato di 46,7 miliardi di dollari (+5% o +6% su base valutaria neutrale), un margine lordo cresciuto di 120 punti base al 46%, in seguito al rafforzamento del business Nike Direct ma anche a più vendite a prezzo pieno, e un utile netto di oltre 6 miliardi, dai passati 5,7 miliardi (+6%).

Ad alimentare la cautela del mercato una guidance debole sulla marginalità del nuovo fiscal year e l'incognita Cina, mercato chiave per Nike che sta attraversando una fase complessa, sulla quale è difficile fare previsioni.


 

a.b.
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