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Antonelli Firenze raddoppia l'ebitda: «Reinvestiamo i margini per crescere»

Antonelli Firenze chiude il primo semestre con un fatturato in aumento del 17% sullo stesso periodo dell'anno precedente (e con la previsione di totalizzare 11,7 milioni, +30,5%, nel fiscal year 2016) e un ebitda quasi al raddoppio, passato dall'11,45% dei primi sei mesi 2015 a oltre 21%, +117% in valore assoluto.

 

«I 20 milioni di ricavi entro il 2020 sono solo uno dei nostri obiettivi» afferma Marco Berni, direttore marketing, finanziario e commerciale.

 

Terza generazione alla guida della realtà di Castelfiorentino (che fa capo alla madre Enrica e alla zia Roberta Antonelli), Berni ha le idee chiare sulle strategie da seguire. «Il "tesoretto" che abbiamo accumulato - dice - lo reinvestiamo nello sviluppo dell'azienda, in modo da rendere possibili i traguardi che ci siamo fissati. Per questo non prevediamo divisioni di utili: tutto deve essere patrimonializzato».

 

Berni indica nel contenimento dei costi fissi e nella forte identità della collezione - un total look donna nato tre anni fa da una costola della Gossip, storica impresa toscana fondata da Luciano Antonelli nel 1950 - due pilastri della crescita.

 

«Il terzo è l'attenzione al capitale umano - puntualizza - che intendiamo arricchire, managerializzando il team. Siamo alla ricerca di una "testa", un manager che ci affianchi in questa fase di forte espansione, con le vendite all'estero che hanno raggiunto il 55% del totale, ma che intendiamo incrementare ulteriormente».

 

«Parlo di "testa" - aggiunge - perché se è vero che il fatturato viene dal prodotto, il prodotto inteso in senso lato viene sempre e comunque da qui, dalla testa».

 

La rete distributiva del marchio, sinonimo di lusso accessibile interamente made in Italy, si sviluppa esclusivamente nel canale wholesale («I monomarca arriveranno, ma in un secondo momento»), con la presenza in circa 500 punti vendita: «Selezionate boutique italiane e straniere, con un'attenzione particolare ad alcuni mercati del Far East e agli Usa, anche se il nostro primo mercato è l'Europa continentale, con Germania e Francia in testa».

 

Recentemente sono stati firmati due accordi, uno in Giappone e l'altro in Corea: «Il primo lo abbiamo siglato con L'Idea & Co, gruppo del Paese del Sol Levante che controlla la catena di store Strasburgo, che a partire dal 2017 si occuperà della commercializzazione di Antonelli Firenze in territorio nipponico, prevedendo tra l'altro l'apertura di una serie di shop in shop, di cui tre a Tokyo».

 

In Corea del Sud il partner prescelto è invece Parco International, «con cui nei prossimi cinque anni avvieremo almeno sette shop in shop, con la prima inaugurazione prevista a giorni presso il Coex Mall di Seoul, nel più grande quartiere finanziario e commerciale della città».

 

Su Cina e Russia Marco Berni è cauto: «Non siamo interessati, perché si tratta di aree molto volatili. Preferiamo concentrarci su zone con una storicità e una prevedibilità economica».

 

Grazie a questo approccio saggio e concreto al mercato, «dal 2012 a oggi il giro d'affari è volato, +140%» e anche il numero degli addetti interni e di quelli dell'indotto si è via via ampliato: da 25 nel 2001 ai 130 del 2015, con la prospettiva di toccare il tetto dei 155 nel 2016 (nella foto, da sinistra, Enrica Antonelli, Marco Berni e Roberta Antonelli).

 

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