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Piquadro: cresce il fatturato, cala la redditività

Primo semestre d'esercizio a due velocità per Piquadro, che al 30 settembre 2015 ha registrato un utile sostanzialmente stabile (+0,1%) e ricavi in crescita del 2,6%. In calo Ebitda (-7%) e Ebit (-8,1%). Positivo l'outlook per i prossimi mesi.

 

Il gruppo della pelletteria ha messo a segno un fatturato consolidato pari a 33,18 milioni di euro, in crescita del 2,6% rispetto al primo semestre 2014/2015. Le vendite wholesale (67,2 del fatturato totale del gruppo) sono aumentate del 3,9%, stabili quelle del canale Dos.

 

In calo la redditività: L'Ebit è sceso dell'8,1% a 3,3 milioni, l'Ebitda del 7% a 4,6 milioni. Il peggioramento, come spiega una nota, è riconducibile a diversi fattori: «Il mix diverso di fatturato wholesale/Dos; i maggiori costi di produzione a causa dell’apprezzamento del dollaro statunitense, anche se in parte compensato dalle coperture a termine effettuate dalla capogruppo; l’aumento degli investimenti in marketing; la marginalità più bassa dei negozi di nuova apertura posizionati in zone prestigiose (vedasi l’apertura del negozio di New York); la chiusura (a causa dell’incendio in aeroporto) del negozio di Fiumicino T3, che registrava una marginalità superiore alla media».

 

L'utile netto si è attestato a 2,25 milioni di euro, in aumento dello 0,1% rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente.

 

«Il semestre si è chiuso con una crescita moderata, ma l'accelerazione del secondo trimestre rispetto al primo ci rende fiduciosi per i prossimi mesi», ha commentato Marco Palmieri, presidente e a.d. di Piquadro.

 

Quanto all'outlook per i prossimi mesi, il gruppo stima di crescere con tassi superiori rispetto a quelli già registrati nel semestre chiuso al 30 settembre 2015: «Pure in un contesto di costi di produzione in aumento, a causa dell'apprezzamento della valuta statunitense verso l'euro, il management prevede di poter beneficiare di margini in aumento, anche in ragione dei benefici derivanti dalla riorganizzazione di alcune aree geografiche di business meno profittevoli».

 

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