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Dolce & Gabbana condannati in appello a un anno e sei mesi per evasione fiscale

L'attesa sentenza del processo milanese d'appello è arrivata: gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono stati condannati a un anno e sei mesi di reclusione per un'evasione su 200 milioni di euro di imponibile, realizzata secondo l'accusa con un'operazione di estero-vestizione di una società del gruppo. La difesa: «Siamo allibiti. Faremo ricorso».

 

Il Tribunale di Milano ha condannato i due designer, imputati insieme a quattro altre persone, per aver dato vita a una società fittizia in Lussemburgo - la Gado - che secondo le indagini della Guardia di Finanza operava invece nel nostro Paese.

 

In primo grado, lo scorso giugno, la pena era stata di anno e otto mesi, ora ridotta perché una parte dei reati contestati sono andati prescritti.

 

Nel processo d'appello aveva fatto clamore la richiesta di assoluzione mossa dallo stesso sostituto pg Gaetano Santamaria Amato, che aveva parlato di un'operazione «perfettamente lecita».

 

Ora la conferma della condanna, solo con un leggero sconto di pena, da parte dei giudici della seconda Corte d’Appello di Milano. Dello stesso reato sono stati accusati tre amministratori e funzionari della Gado: Alfonso Dolce, Cristiana Ruella e Giuseppe Minoni, tutti condannati a un anno e due mesi, e il commercialista e consulente Luciano Patelli (un anno e sei mesi).

 

«Sono senza parole, allibito. È una sentenza inspiegabile», ha dichiarato Massimo Dinoia, legale di Domenico Dolce e Stefano Gabbana, dopo la lettura della sentenza. «Faremo ricorso, del resto già la Procura generale aveva capito che non c'era proprio niente», ha aggiunto l'avvocato, riferendosi alla richiesta di assoluzione nei confronti dei suoi assistiti formulata da Gaetano Santamaria Amato.

 

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