Sotto la guida di Campara-di Marco

Golden Goose: «Sempre più esclusivi e autentici, anche grazie al Lab»

Sono saliti ai vertici di Golden Goose entrambi lo scorso settembre e ora ne guidano il cammino, con le idee chiare e strategie precise, che fanno leva sui concetti di autenticità e di esclusività, con un focus sul rapporto con il cliente. Patrizio di Marco, il chairman, e Silvio Campara, il ceo, annunciano le ultime direttive: prima tra tutte il progetto Lab, che esordisce il prossimo 24 febbraio nello store di via Cusani a Milano.

 

Nel punto vendita milanese, pronto a svelare il nuovo concept, verrà presentato il format Lab, studiato per permettere ai clienti di personalizzare le loro sneaker con un costo addizionale di 200 euro. «L'obiettivo è portare la tradizione veneziana in store, per un'esperienza one-to-one a porte chiuse», ha raccontato a wwd.com Silvio Campara, nominato ceo del brand dopo cinque anni nel ruolo di direttore commerciale della label, sulla scia di precedenti esperienze da Armani e Sundek.

 

Il cliente potrà scegliere gli accessori e i trattamenti che preferisce e con l'aiuto di un artigiano si farà realizzare un paio di scarpe uniche. Un'esperienza che verrà filmata e poi mandata al consumatore, che può scegliere di condividerla sui loro social media.

 

Per la prima volta il negozio venderà anche una proposta di eyewear, studiata in esclusiva per il punto vendita, in attesa che il format Lab approdi anche nei nuovi store di New York, Dubai Mall, Seoul e Tokyo.

 

A proposito di negozi, Golden Goose ha in programma 20 aperture quest'anno, principalmente negli Stati Uniti e in Asia, a partire da Hawaii, Las Vegas, Dallas, Houston, Boston e New Jersey.

 

Sempre entro l'anno l'azienda si trasferirà in una nuova showroom di 7mila metri quadri a Milano e inaugurerà un museo e una scuola a Marghera, vicino Venezia, dove è stata fondata la label e dove si insegnerà il saper fare, cavallo vincente del made in Italy.

 

È proprio sul concetto di saper fare e di esclusività che il duo Campara-di Marco punta, continuando a credere nel potenziale delle sneaker. Il modello Superstar, per la precisione, declinato in 400 varianti l'anno, copre ancora il 35% del turnover e il 55% del business delle sneaker, che a loro volta valgono l'85% del giro di affari. E ora il marchio propone anche una collezione di total look per uomo e donna.

 

«È cambiato il modo in cui la gente si veste, ma ciò che non cambia è l'autenticità - ha spiegato di Marco nell'intervista pubblicata su wwd.com -. Molti marchi, anche nel comparto lusso, sono saliti sul carro delle sneaker, ma alla fine ne pagheranno il prezzo in termini di sincerità e genuinità».

 

A questo proposito, Golden Goose scommette sulla "scarsità di prodotto", dal momento che non c'è la possibilità di riordini. «Una volta che un modello è venduto, basta», spiega Campara. La label viene distribuita solo a prezzo pieno e inoltre ogni negozio viene rifornito con proposte diverse, così come c'è differenza tra wholesale, retail e online.

 

«C'è una tribù che ci segue - continua di Marco -. Non abbiamo grandi budget per la pubblicità, non realizziamo campagne o sfilate, non facciamo rumore ma cresciamo grazie alla creatività e al passaparola».

 

L'obiettivo, ha rivelato Campara, è continuare a evolvere con una crescita organica del 30%. Il brand ha quasi raddoppiato il fatturato dopo essere stato acquisito da Carlyle nel 2017, passando a 186 milioni di euro dello scorso esercizio, rispetto ai 100 del fiscal year 2016.

 

Il principale mercato è l'Europa, con un 50% del turnover (compresa l'Italia, con una quota del 20%), seguono l'Asia con il 30% e gli Stati Uniti con il 20%.

 

Quando è stata acquisita la label era stata valutata 420 milioni di euro, con un ebitda di 32 milioni. Dal marzo del 2017 sono stati aperti 50 negozi, per un totale di 58 vetrine a fine 2018, cui si aggiunge un network wholesale di 900 door.

c.me.
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