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Kering Eyewear: con gli occhiali di Gucci parte la sfida

Sono passati due anni da quando François-Henri Pinault annunciava la nascita di Kering Eyewear, divisione del colosso francese focalizzata sugli occhiali. Prima mossa, l'internalizzazione del business relativo a Gucci Eyewear, in precedenza affidato a Safilo. Ora prende il via la prima campagna vendite globale di questa collezione.

 

Come ha sottolineato Marco Bizzarri, «l'estetica unica e originale del direttore creativo Alessandro Michele ci ha permesso di reinventare con successo il marchio Gucci (di cui Bizzarri è ceo, ndr), per il quale gli occhiali rappresentano una fondamentale categoria espressiva. Insieme a Kering Eyewear siamo impegnati nel raggiungimento di un obiettivo: portare la categoria al massimo delle sue potenzialità».

 

Roberto Vedovotto - ceo di Kering Eyewear, che in due anni ha costruito un team ad hoc di 340 dipendenti, che dovrebbero diventare a regime 480 - ha precisato che «in un mercato affollato di realtà specializzate, la produzione di occhialeria dei player del comparto fashion & luxury rappresenta un segmento di nicchia».

 

«È grazie al portafoglio differenziato delle label del Gruppo Kering - ha aggiunto - che possiamo definirci la prima azienda del settore che si dedica interamente alla produzione delle collezioni di eyewear in ambito high-end. Siamo particolarmente orgogliosi della partnership con Gucci, visto anche l'incredibile "momentum" che il brand sta attraversando».

 

A partire da questo mese di ottobre, dunque, Kering Eyewear inizia ufficialmente la raccolta ordini della release di gennaio 2017, organizzando una serie di eventi commerciali a livello globale, tra cui campagne vendita e roadshow.

 

Un team di brand ambassador ha il compito di presidiare localmente e soprattutto capillarmente tutti i mercati.

 

Come fa notare Business of Fashion, in un mercato globale dell'occhialeria il cui fatturato nel 2020 raggiungerà 140 miliardi di dollari, le opportunità per la startup firmata Kering non mancano, ma il prezzo da pagare è alto.

 

Infatti, come già era emerso due anni fa, per portare in-house questo business sono stati versati 90 milioni di euro, in modo da chiudere il contratto con Safilo con due anni d'anticipo rispetto ai tempi, sacrificando anche 50 milioni di euro di entrate tramite royalty.

 

Già nel 2014 Luca Solca, head of luxury goods presso Exane BNP Paribas, aveva espresso dubbi, affermando che Kering si stava muovendo in un territorio inesplorato e che il gioco sarebbe valso la candela solo se l'eyewear fatto internamente avesse potuto crescere più di quanto avrebbe potuto con Safilo.

 

BoF riporta ora altre dichiarazioni di Solca, che ricorda in particolare come in passato marchi del calibro di Prada e Tod's abbiano cercato di intraprendere strade analoghe a quella di Kering, finendo per tornare sui propri passi.

 

Non mancano poi riflessioni di altri analisti ed esperti sulle difficoltà legate all'innestare in aziende di grandi dimensioni logiche da start up.

 

Ma ormai il dado è tratto, non solo per Gucci ma anche altre label nell'orbita di Kering: vedi Yves Saint Laurent, Alexander McQueen e Stella McCartney, tutte alle prese con la nuova sfida, alle prese con il test definitivo, rappresentato dal mercato e dalle vendite (nella foto, un modello Gucci Eyewear, courtesy of Kevin Tachman).

 

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