+10% le azioni in Borsa

Ovs: ricavi 2020 a un miliardo, bene l’online (+63%)

Nel 2020 della pandemia Ovs perde circa un quarto dei ricavi ma fa meglio della media italiana del retail di abbigliamento (-36% escluse le vendite online).

Il fatturato dell’esercizio chiuso il 31 gennaio 2021 si è attestato a un miliardo di euro (-25,7). Le vendite di ovs.it sono invece aumentate del 63% anno su anno.

L’ebitda rettificato del gruppo è sceso a 72,9 milioni (-53,3%) e l’ebit è diminuito a 14 milioni (-85,6%). L’esercizio è terminato con una perdita di 4,8 milioni.

Le performance si riferiscono a dati rettificati, che escludono eventi non ricorrenti e non afferenti alla gestione caratteristica tra cui gli impatti legati all’Ifrs 16 (la contabilità dei leasing). Il risultato annuale reported è positivo per 35,1 milioni.

Nonostante i lockdown, e la chiusura di nove negozi a gestione diretta in Italia, il gruppo ha aumentato la propria quota di mercato portandola dall’8,1% del 2019 all’8,4%.

Numeri che piacciono alla Borsa, dove poco prima delle 17 le azioni Ovs registrano un +9,8%, sfiorando quota 1,5 euro per azione, mentre l'indice Ftse Mib segna +0,82%.

«A due settimane dall’introduzione del marchio Gap nel sito di Ovs le prime indicazioni risultano promettenti in termini di traffico e vendite», anticipa il ceo Stefano Beraldo fiducioso in merito alle prospettive future, anche perché nei periodi dell’anno non caratterizzati dalle chiusure, le vendite realizzate sono state pari o superiori alle corrispondenti di un anno prima.

A proposito delle priorità dell’azienda, Beraldo precisa: «Intendiamo affrontare la crescita in una logica di ecosistema, attraverso lo sviluppo di diversi canali, dal fisico, al digitale, al B2B. Con marchi propri e con nuovi. Alcuni di proprietà altri in licenza, altri ancora in concession. Il sito ovs.it verrà gradualmente trasformato in un marketplace, largamente presidiato da prodotti sviluppati e realizzati da noi, ma che ospiterà selezioni di marchi noti o meno noti, sinergici con la nostra offerta, e caratterizzati da un chiaro posizionamento».

La stessa logica varrà anche per i negozi fisici Ovs: «Vediamo ancora opportunità di crescita di quote di mercato nel canale fisico, dove la penetrazione in Italia risulta essere ancora inferiore, rispetto a gruppi leader nei rispettivi mercati domestici in Europa. La crescita avverrà prevalentemente con il subentro ad aziende o quote di mercato esistenti, più che attraverso la pura competizione per prendere nuove quote di mercato».

L’acquisizione di 18 grandi spazi commerciali prima detenuti da Auchan, ad esempio, va in questa direzione. Si tratta di spazi già destinati all’abbigliamento, con relativo avviamento, che saranno trasformati principalmente in negozi Upim, insegna che per le sue peculiarità è vista come particolarmente adatta a sostituirsi alle vendite di abbigliamento precedenti. Il retailer punta anche a spazi già avviati, detenuti in precedenza da aziende anche concorrenti, in città di medio piccola dimensione, purché gli affitti siano compatibili con la nuova situazione venutasi a creare con il Covid («cosa che sta accadendo nella generalità dei casi»).

In parallelo cesseranno l’attività quei negozi che, per via dei canoni o delle mutate condizioni commerciali, si riveleranno poco redditizie. «Prevediamo - dice Beraldo - che dopo le 37 chiusure di negozi diretti del 2020, altre ne seguano a valle delle sei disdette attive a oggi. Numerose saranno le relocation, con spostamenti in negozi che offriranno migliori condizioni commerciali e di affitti».

Sono anche possibili accordi o acquisizioni di aziende interessate a cercare sinergie o a cedere la loro attività. Le acquisizioni potranno riguardare marchi che si presentino fortemente sinergici con la strategia della società, come nel caso di Stefanel che, spiega Beraldo, «beneficerà delle sinergie produttive, che consentono di abbassare i costi di produzione a parità di qualità offerta, con una riduzione di prezzo rispetto al posizionamento precedente».

Un altro brand che intende valorizzare è Croff, specializzato in prodotti per la decorazione della casa, di cui sono previste numerose aperture, in gran parte in franchising, in piccoli spazi lasciati liberi da settori in difficoltà.

Per il 2021 sono previsti nel complesso «un rilevante aumento delle vendite e una materiale ripresa della redditività».

«La liquidità derivante dalla proposta di aumento di capitale approvato dai nostri azionisti fino a 80 milioni di euro, che è previsto perfezionarsi entro luglio 2021 - conclude Beraldo - consentirà al nostro gruppo di accelerare ulteriormente il consolidamento del mercato dell’abbigliamento in Italia».

e.f.
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