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Ebarrito cresce con le borse eco-patchwork

Nato nel 2009 con un fatturato di 300mila euro, oggi il marchio Ebarrito è salito a quota 2 milioni, di cui il 70% realizzato con l'export. Presente in circa 300 multimarca e sul canale online, punta a sviluppare mercati come il Regno Unito e ad aprire negozi temporanei nei mercati chiave, partendo con Milano e Berlino.

 

«Insieme a mia moglie Gloria Stringhini e ad Antonio Accurso, direttore creativo, ci siamo ritagliati una nicchia che appartiene solo a noi e che ci sta dando soddisfazioni» spiega Alessandro La Micela, co-fondatore del brand di accessori (prevalentemente borse), tutti diversi tra loro, in quanto realizzati recuperando pellami inutilizzati per altre lavorazioni.

 

Partiti da una sede a Milano, alla nascita della terza figlia Alessandro e Gloria hanno trasferito l'attività in un cascinale del Settecento a Castelleone, a una ventina di minuti da Crema, scommettendo sull'unicità delle singole proposte e sulla forte componente handmade per conquistare le consumatrici non solo italiane, ma anche europee (soprattutto tedesche e francesi), mentre nell'extra Ue una delle sfide per crescere è il Giappone, dove la label è presente da un anno.

 

Con prezzi sell out dai 150 ai 300 euro per le borse e intorno ai 150 euro per le calzature, Ebarrito è sinonimo di prodotti non massificati, commercializzati in un monomarca a Cremona, in un network wholesale di 300 negozi e su un sito rinnovato recentemente, oltre che attraverso piattaforme come Yoox. «Poco meno del 10% dei ricavi - informa La Micela - proviene dall'e-commerce».

 

Tra i progetti futuri l'espansione in Gran Bretagna, dove il marchio si è aggiudicato un premio al salone Pure, e l'avvio di una serie di temporary store: si parte a maggio con uno spazio in corso di Porta Ticinese a Milano, mentre da agosto Ebarrito si insedierà nel concept store berlinese Bikini Berlin, dove rimarrà fino a febbraio 2019 (nella foto, il modello Austen per la primavera-estate 2018).

 

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