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I gioielli D'Amante pensano all'Ipo e accelerano nel retail

Fondata a Padova nel 1993 da Fabio Verdini (nella foto), D'Amante ha presentato ieri (9 marzo) il piano strategico per i prossimi anni. Tra le priorità, l'accelerazione del processo di sviluppo attraverso la quotazione, oppure l'apertura del capitale a soci finanziari.

 

La società, che ha chiuso il 2014 con un fatturato di 25 milioni di euro e un ebitda intorno al 10% (nel 2015 la crescita dovrebbe essere a doppia cifra), ha infatti allo studio sia un'eventuale Ipo sul mercato Aim di Milano, sia la cessione di una quota a un fondo di private equity.

 

Obiettivo, raccogliere inizialmente tra i 5 e i 10 milioni di euro per sostenere l'espansione in Italia e nei Paesi esteri, in primis Vietnam, Russia e Cina.

 

Driver della crescita sarà il canale retail, già presidiato dall'azienda (attiva anche nel wholesale) con 41 negozi di proprietà dislocati sul territorio nazionale, all'interno dei quali è disponibile una gamma di gioielli per il 70% a marchio D'Amante.

 

La società è stata la prima in Italia a introdurre e sviluppare la prassi della certificazione delle pietre attraverso istituti gemmologici, in modo da trasformare il gioiello in una forma di investimento: una strategia, questa, che continuerà anche in futuro, «perché - spiega Verdini - il mercato dei beni rifugio nei prossimi anni è sicuramente destinato a crescere».

 

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