Strategie

Filippo De Laurentis: dall'Abruzzo a Usa e Giappone

Nato nel 2011 come spin-off del marchio abruzzese Amedeo Ferrante, Ferrante Brands è un maglificio abruzzese cui fanno capo le label Saint Moritz e Filippo De Laurentis. Quest'ultima, di scena a Pitti Uomo, è pronta a spiccare il volo verso gli Stati Uniti e il Giappone, forte di un prodotto interamente made in Italy, in un network di 30 laboratori artigianali nella regione.

Ai valori e alle tradizioni abruzzesi Filippo De Laurentis si riallaccia anche con la campagna pubblicitaria, presentata alla rassegna fiorentina, ambientata nei luoghi più belli d'Abruzzo, dalla Basilica di Collemaggio all'Aquila alla Costa dei Trabocchi.

Un modo per richiamare l'attenzione dei consumatori verso una realtà profondamente radicata nel territorio dove l'azienda, che ha sede a Pescara, ha messo in rete dal 2011 oltre 30 laboratori artigianali, con il supporto di specialisti anche nelle Marche e in Umbria. Tutte regioni colpite dal sisma, dove il sistema produttivo ha subito una profonda trasformazione.

Al crocevia tra formale e easywear, Filippo De Laurentis è distribuita in oltre 300 punti vendita soprattutto in Italia, Nord Europa e Cina, e ora punta ad approdare nel mercato americano e in Giappone, dove il made in Italy è un valore riconosciuto e apprezzato dai consumatori.

In particolare, nella collezione della prossima estate, spiega l'a.d. Filippo Ferrante, «abbiamo proposto un mix dove hanno trovato spazio forti influenze della maglieria anni ’60 con un'ampia scelta di knitted polo in cotoni Giza e lino in finezze sottili, arricchite da contrasti di colore. La palette cromatica prende spunto dalle tinte calde degli anni ’70, con mix di cammello, cotto e arancio uniti al turchese e al blu denim, immersi in un contorno di bianco crema con punte di rosso».

A dare un twist attuale alle proposte di Filippo De Laurentis c'è l'innovazione tecnologica: i basici supersottili sono realizzati su macchine rettilinee di finezza 18 (analoghe agli storici telai 30gauge, difficili da reperire al giorno d’oggi) con cui è stato possibile rimodernare il concetto di maglia basica in cashmere, lana e seta.

Nei laboratori vengono utilizzate inoltre macchine per tessitura Wholegarment (“capo integrale”) per realizzare articoli senza cuciture caratterizzati da dettagli di giromanica e spalle impossibili da realizzare con la tipica costruzione a teli.

La collaborazione con varie filature e tintorie ha consentito di costruire filati ad hoc mescolando fibre classiche con altre meno tradizionali creando combinazioni inedite come cashmere-lino, yak-lana-cashmere, seta-lino e ha permesso inoltre di personalizzare l’effetto delle tinture, con un'attenzione alla sostenibilità ambientale delle sostanze impiegate.

c.me.
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