terzo trimestre in chiaroscuro

Adidas: i costi della supply chain e la Cina frenano l'ottimismo

Crescita sì, performance esaltanti no: si chiude così il terzo trimestre di Adidas, che registra un fatturato di 5,7 miliardi di euro contro i precedenti 5,5 miliardi (+3,4%). L'utile operativo è pari a 672 milioni, dai passati 735 milioni (-9,8%), con un margine in riduzione di 1,5 punti, dal 13,2% all'11,7%.

L'utile lordo avanza del 3,1%, a 2,8 miliardi, ma il margine cede 0,2 punti, attestandosi al 50,1%, «soprattutto a causa dell'impatto negativo delle fluttuazioni valutarie e dei costi più elevati nella catena di fornitura», come spiega un comunicato. In crescita invece l'utile netto, a quota 984 milioni, dai passati 577 milioni (+70,6%).

«Abbiamo ottenuto buone performance, nonostante un contesto molto sfidante dal punto di vista sia della supply chain, sia della domanda», sintetizza il ceo Kasper Rorsted (nella foto).

Gli incrementi più significativi si sono registrati in Emea (+8,1%, a 2,2 miliardi di euro), Nord America (+6,6%, pari a 1,3 miliardi) e America Latina, che con 405 milioni progredisce del 53,4%.

Restano indietro invece la Greater China, in discesa dell'11% con 1,1 miliardi rispetto ai passati 1,2 miliardi, e l'Asia-Pacifico, in flessione del 9,6%, con 504 milioni.

In ascesa del 5% su base currency-neutral il canale direct-to-consumer, che fa un balzo quasi del 20% sul 2019, grazie soprattutto alla performance dell'e-commerce: +64% rispetto a due anni fa, +8% anno su anno.

Nei nove mesi le vendite nette superano i 16 miliardi di euro (+21,1%), con un utile lordo di 8,2 miliardi (+23,1%) e un utile netto salito da 286 milioni al 30 settembre 2020 a 1,9 miliardi (+581,2%). In questo caso tutti i mercati sono a segno più.

La previsione sul fiscal year è di una progressione delle vendite currency-neutral fino a un +20% ma tendenzialmente nella parte più bassa del range, quindi con un minore ottimismo rispetto ad alcuni mesi fa, in seguito alle difficoltà in Cina e nella supply chain: criticità che si ripercuoteranno sia sul margine operativo che sull'utile netto, previsti rispettivamente al 9,5-10% e da 1,4 a 1,5 miliardi di euro. I costi di filiera impatteranno anche sul margine lordo, che dovrebbe attestarsi tra il 50,5% e il 51%, mentre prima si pensava a un 52% circa.

 

 

a.b.
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