TRA GLI OBIETTIVI UN MONOMARCA A MILANO

Antonio Mangano: «Abbiamo cambiato pelle e ora siamo pronti a ripartire»

Per il brand Mangano il 2020 sarà un anno chiave. L'azienda, dopo un periodo di ristrutturazione che ha comportato tra gli altri provvedimenti la chiusura dei 20 monomarca, salvo quelli al Franciacorta Outlet Village e al Mantova Fashion District, si rimette in carreggiata con nuovi progetti. Obiettivo: dialogare con la nuova generazione digitale. Ne abbiamo parlato con il patron Antonio Mangano, in occasione della recente sfilata della Spring-Summer 2020 (nella foto).

Dopo la ristrutturazione, le strategie di rilancio: quali sono le sfide che vi stanno più a cuore?
Oggi il marchio, più che a una grande fetta di fatturato, punta a una grande fetta di mercato. Siamo determinati a imporci come "veri stilisti artigiani italiani", attraverso un lavoro di innovazione e qualità, che ci obbliga ad avere più pazienza riguardo ai risultati e maggiore concentrazione sui valori. Per il 2020 prevediamo dunque un assestamento del nuovo modello di business, in uno scenario in cui il ruolo delle giovani generazioni e dei Millennials è fondamentale. Dall'anno successivo ci focalizzeremo di più sui numeri.


Su quali aspetti avete investito di più?
Passione, perseveranza, resilienza, capacità di metterci in discussione e di stringere i denti se necessario, unite alla capacità di analisi su ciò che abbiamo fatto bene e su ciò che invece c’è da migliorare. Mangano si è risintonizzato su un mercato che corre molto veloce, arricchendo la collezione di pronto programmato con flash, da veicolare anche attraverso il canale digitale, e aprendosi al nuovo. Ma pensiamo anche al retail fisico e infatti contiamo di aprire un monomarca a Milano, in una zona prestigiosa come quella che abbiamo lasciato in corso Como.

Cosa significa per voi innovazione?
Un aspetto su cui investiamo in diversi ambiti: la qualità e italianità del prodotto, la distribuzione, il benessere del nostro team e, non ultimo, il digitale.


Quali sono le correnti più forti che stanno attraversando il settore moda?
I social, l'attenzione e sensibilizzazione al green, la globalizzazione digitale, ma anche - molto importante per noi - il ritorno alla ricerca del bello e ben fatto. Tutti temi sui quali in azienda ci confrontiamo quotidianamente.

Può fornirci qualche dato sull'azienda?
Nel 2019, sempre tenendo in considerazione la ristrutturazione che abbiamo affrontato a partire da metà 2018, il fatturato dovrebbe aggirarsi intorno ai 5 milioni di euro, e da qui ripartiamo. Stiamo anche lavorando per aumentare la quota export, pari al 30% nel canale wholesale: abbiamo numerose richieste da distributori e potenziali partner, per possibili aperture in shopping mall e department store alla ricerca di nuove collaborazioni nel segmento di un lusso accessibile contraddistinto dai valori italiani di stile, qualità, artigianalità. Li stiamo selezionando.

Come siete organizzati a livello distributivo?
Contiamo a oggi circa 50 multimarca in Italia e 70 all'estero che commercializzano il nostro prodotto. Vorremmo arrivare entro tre anni a 80 boutique in Italia e 120 all'estero, sempre evitando la confusione nella distribuzione e nella cliente finale.

Cosa pensa dei social network?
Crediamo nel contatto con le clienti, anche attraverso questi canali: le persone ci amano per la nostra trasparenza come marchio e come azienda. Continueremo a parlare in modo diretto con loro, cercando sempre nuove strade di comunicazione.

a.c.
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