UN NUOVO PROGETTO GREEN

Nicolas Bargi (Save the Duck): «Anche noi nell’arena del second hand»

Un nuovo progetto green per Save the Duck, il marchio 100% animal free lanciato dieci anni fa da Nicolas Bargi e controllato per il 65% dal fondo Progressio.

Dopo aver lanciato prodotti riciclati e riciclabili, il brand fa infatti il primo passo en solitaire nel mercato del second hand, con l’obiettivo di allungare il più possibile il ciclo di vita dei prodotti: «Credo che practice come resale e noleggio siano in assoluto quelle più sostenibili - dichiara a fashionmagazine.it l’imprenditore - perché contribuiscono a ridurre la produzione, impattando sull’ambiente solo con la spedizione».

«Anche noi abbiamo deciso di lanciare il nostro second hand – prosegue -. L’idea alla base del progetto è quella di creare una community, mettendo in contatto venditori e compratori. A decidere il prezzo e modalità di spedizione sono gli utenti, mentre a noi spetta il ruolo di “supervisori”, in primis dell’autenticità dei capi. Lo scopo è soprattutto “educativo”, per invitare le persone a far durare i capi più a lungo possibile».

Quella del resale è un’iniziativa che si inserisce in un più ampio approccio in ottica eco-sostenibile, che vede Save the Duck – benefit company e prima azienda del mondo fashion a diventare BCorp – a centrare l’ambizioso obiettivo della Carbon Neutrality entro il 2030.

Nel frattempo, il paperotto che fischia di Nicolas Bargi continua a fischiettare, forte di numeri in significativa crescita, nonostante il freno della pandemia: «Il 2021 – spiega il ceo - è per noi un anno di grande rilancio, con ricavi previsti a 48 milioni di euro, in aumento del 37% sul 2020 e del 30% sul 2019, grazie alla crescita di tutti i 38 Paesi dove siamo presenti e soprattutto degli Usa, che rappresentano il nostro primo mercato estero con il 25% del fatturato».

Bene sono andate anche la Germania, con una fetta che vale il 20% dei ricavi, e tutta l’area Dach, ma forti investimenti sono stati intrapresi anche per la filiale Apac, «consapevoli – dice l'imprenditore - che i risultati si vedranno solo nel medio-lungo periodo».

Ampi margini di crescita ci sono inoltre per l’e-commerce, quest’anno al raddoppio, e arrivato a incidere sulle entrate per l’8%.

«Da notare – precisa Nicolas Bargi - che in Italia il 90% delle vendite viene dal wholesale. Un canale che durante la pandemia ha performato bene, rilanciando lo shopping di prossimità. Le piccole botteghe si sono riprese i propri clienti locali, dando nuove chance a un tipo di economia che si credeva morta».

 

a.t.
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