Va integrata nei piani per la ripresa

Covid-19: per Barclays un'opportunità di mettere al centro la sostenibilità

«Il Covid-19 ha messo a nudo gravi carenze nel sistema globale della moda ma questo va visto come un'opportunità, per il settore, di affrontare il problematico modello "take-make-dispose" (prendi-fai-distribuisci) e identificare i cambiamenti chiave, mentre si cerca di dare ulteriore priorità alla sostenibilità e di realizzare obiettivi audaci». A dirlo è Anushka Challawala, analista per gli investimenti sostenibili e tematici di Barclays, in occasione della pubblicazione della ricerca Sustainable Fashion: The show must go on.

La pandemia, secondo l'esperta, ha riportato a galla problemi di vecchia data come un eccesso di sprechi nella gestione delle scorte, la presenza di catene di approvvigionamento opache e le scarse relazioni con i fornitori. La paralisi del settore causata dai lockdown globali e dalle chiusure dei negozi, ancora in corso in alcuni mercati, ha portato a shock sul lato sia della domanda che dell'offerta: si stimano 3 miliardi di dollari di ordini cancellati solo per quanto riguarda il Bangladesh.

Ma oltre alle sfide di breve termine – come osserva Challawala - per le aziende c'è la possibilità di imparare dagli errori del passato, rivalutare il modus operandi e accelerare nel passaggio a un business sostenibile.

«Green è ancora il nuovo black» dicono dalla banca britannica, con un richiamo a un precedente report di gennaio dal titolo Global Fashion: Green is the new black. La differenza è che ora la fashion industry deve affrontare anche uno shock ben diverso dal più recente, quello della crisi del 2008. Subirà una pressione finanziaria nel breve termine, ma dovrà prestare attenzione anche ad altre questioni urgenti, mentre la ricostruzione in ottica sostenibile è prevista avvenire con un processo graduale, che non sarà completato prima del 2030 (vedi grafico in alto).

Due le questioni chiave indicate da Challawala e che riguardano la catena di fornitura e gli sprechi. In primis andrebbe resa più trasparente la catena di approvvigionamento. Una possibilità nel lungo termine è il near-shoring, la cui necessità è stata riportata in auge dall'emergenza sanitaria e che dà più senso, secondo gli analisti, a una produzione in Africa o Centro America. Alcuni marchi stanno invece optando per la diversificazione delle operation e adottando le nuove tecnologie per consentire una migliore tracciabilità. C'è pure spazio per iniziative dei brand sul fronte normativo che riguardano l'aspetto etico e sociale della sostenibilità: una vasta materia che dovrebbe tenere conto delle cattive pratiche di buying e della salvaguardia dei salari dei lavoratori. Basti pensare che in Bangladesh sono a rischio 2 milioni di lavoratori delle fabbriche di abbigliamento.

Altra questione da affrontare è il modello ad alto tasso di sprechi "take-make-dispose". Il volume di rifiuti prodotti dalla moda è stato fortemente enfatizzato con la pandemia e se nel breve termine assisteremo a forti sconti, nel lungo termine occorre un nuovo modello, al fine di prevenire la sovrapproduzione e ridurre gli sprechi. Questo approccio include piattaforme di resale a marchio proprio, la riprogettazione del calendario della moda, design e prototipazione virtuali e la produzione on-demand.

La visione a lungo termine di Barclays sul posizionamento delle aziende esaminate rispetto alla moda sostenibile rimane invariata dall'analisi di gennaio. L'e-tailer Asos e il sito web di fast fashion Boohoo sono visti come più "esposti" di Zalando, quando si discute di sostenibilità, dato che fanno affidamento su tendenze che cambiano molto velocemente. Primark mostra una continua attenzione al suo programma sul cotone sostenibile.

Molti marchi hanno attivamente riconosciuto l'importanza di integrare la sostenibilità nel tentativo di recuperare fatturati e alcuni hanno aderito o annunciato nuove iniziative in concomitanza con la pandemia. H&M, per esempio, in maggio ha firmato la Global Compact initiative dell'Onu (la maggiore iniziativa mondiale, in fatto di sostenibilità) e Kering, già capofila del Fashion Pact, ha annunciato di recente che Gucci abbandonerà il calendario tradizionale.

Zalando ha reso noto che entro il 2023 tutti i marchi sulla sua piattaforma dovranno soddisfare determinati requisiti di sostenibilità. Il modello "prova e ripeti" di Boohoo si è rivelato vantaggioso nell'ottica di una riduzione degli sprechi, mentre gran parte dello stock invenduto di Primark è a-stagionale, così potrà essere rivenduto l'anno prossimo.

Sono viste positivamente anche realtà come Lenzing (fibre), Kornit Digital (stampa digitale), TextileGenesis (blockchain per la catena di fornitura della moda), Eon Group (digital technology) e The Fabricant (digital clothing).

e.f.
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