voci sull'ingresso del fondo attivista nell'azionariato

L'ipotesi Third Party mette le ali a Richemont sul listino di Zurigo

Per ora si tratta di indiscrezioni, ma la Borsa ci crede: il fondo attivista Third Point, controllato dal miliardario Daniel Loeb, sarebbe entrato nel capitale del Gruppo Richemont con una quota a quanto pare significativa. Un'ipotesi che stamattina ha determinato per il titolo Richemont una crescita del 4% - il maggiore rialzo fra i titoli-guida -, mentre intorno alle 16.30 evidenzia un +2%.

Secondo il Financial Times e il notiziario online Miss Tweed, Daniel Loeb - affiancato dal fondo americano Artisan Partners, che già detiene un 1,2% in Richemont -  starebbe facendo pressioni sul gruppo guidato da Johann Rupert (nella foto), affinché agisca per migliorare le performance. Da notare che Rupert detiene solo il 9,1% dell'azienda, ma controlla 50% dei diritti di voto.

Ultimamente il nome Richemont ricorre spesso quando si parla di M&A: si è vociferato di un interesse da parte di Lvmh e della volontà di cedere Ynap, i cui conti sono in rosso, forse a Farfetch. Come si legge su Il Sole 24 Ore, la capitalizzazione di Borsa del gruppo è aumentata in cinque anni solo del 79%, mentre quella per esempio di Lvmh o di Hermès si è quadruplicata.

Tuttavia, dall'inizio del 2021 a oggi il titolo è progredito del 50%, con un rialzo soprattutto negli ultimi mesi.

Come fa notare l'analista di Vontobel, Jean-Philippe Bertschy, Richemont ha due classi di azioni: le A, quotate e scambiate sul listino svizzero, e le B, non quotate e detenute dalla Compagnie Financière Rupert dello stesso Johann Rupert. Una struttura, secondo Bertschy, che non funziona dal punto di vista della governance aziendale. L'analista ritiene che la pressione da parte di Third Party e di Artisan Partners sia solo la punta dell'iceberg e che ci siano altre realtà che si stanno muovendo in tal senso.

A cura della redazione
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