DICHIARAZIONI A MONTE CARLO

Lorenzo Bertelli: «Dual listing utile per gettare un ponte tra Est e Ovest»

Brigitte Lacombe

Intervenuto alla conferenza del Financial Times "FT Business of Luxury" a Monte Carlo, Lorenzo Bertelli è tornato a parlare dell’ipotesi di quotazione alla Borsa di Milano per il Gruppo Prada, già quotato a Hong Kong dal 2011.

Come si legge sul FT, l'erede della realtà da 4,2 miliardi di euro di ricavi, nella cui orbita gravitano i brand Prada, Miu Miu e Church's, si è detto «ottimista» in merito, sottolineando che la situazione internazionale rende ancora più importante e attuale questo progetto, anche se per ora di decisioni non ne sono state prese. 

«Quando ci siamo quotati a Hong Kong - ha affermato - vedevamo questa mossa come modo di connettere l'Europa all'Asia. Ora consideriamo il dual listing un modo per costruire ponti tra Ovest ed Est, in una fase di crescenti tensioni globali».

Nei mesi scorsi il padre, Patrizio Bertelli, non si era molto sbilanciato su una possibilità che ciclicamente torna alla ribalta. In un’intervista aveva affermato che la doppia quotazione anche a Piazza Affari, a oltre dieci anni dall’Ipo alla Borsa di Hong Kong, restava «un’opzione che stiamo analizzando sul fronte della fattibilità».

«Ci sono però ancora molti aspetti tecnici da risolvere - aveva aggiunto - perché non esistono precedenti». Ora l’idea sembra assumere contorni più concreti.

Il Financial Times sottolinea che i gruppi europei del lusso stanno beneficiando del boom delle vendite in Cina dopo l'allentamento delle rigorose misure anti-Covid di Xi Jinping, ma che devono anche tenere in considerazione l'appello della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen (e non solo il suo) a mettere al riparo da rischi il proprio business in territorio cinese, vista la delicata situazione con Taiwan e la prospettiva che l'aumentato divario tra ricchi e poveri generi squilibri.

Lorenzo Bertelli si è inoltre soffermato sul passaggio di testimone dai genitori: «La famiglia e il management sapranno individuare il momento giusto, che sia fra tre, quattro, cinque anni». «Quando ero pilota di rally - ha aggiunto - rischiavo la vita ed ero quindi sotto pressione. Ora sono di fronte a un altro tipo di pressione, ma so che lavorando duro questa stessa pressione diminuisce, perché si sa di aver dato il meglio. Raccomanderei comunque a tutti di lavorare con i propri genitori».


a.b.
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