A MILANO PER LA VENDEMMIA NEL QUADRILATERO

Renzo Rosso: «La Diesel Farm è il nostro atelier del vino»

Martin Schoeller

«Le mie mani lavorano tessuti e terra con la stessa abilità, la passione è la stessa». Così Renzo Rosso, presente ieri sera, in occasione della Vendemmia nel Quadrilatero milanese, all'interno del monomarca Maison Margiela in via Sant'Andrea a Milano, per una volta non in veste di patron del gruppo della moda Otb ma di artefice della Diesel Farm: cinque colline nell'alta provincia di Vicenza, per un totale di oltre 100 ettari, che come ha spiegato l'imprenditore rischiavano di essere ricoperte di cemento e invece sono state destinate a pascoli con animali allevati allo stato brado, boschi, coltivazioni di olivi - da cui nasce l'Olio di Rosso - e non ultimi i vigneti.

A 20 anni esatti dalla produzione della prima bottiglia di vino, Rosso ha condiviso con gli ospiti della serata il nuovo vino esclusivo Icon, «frutto di questi anni di lavoro, per affermarci in un mondo duro e conservativo come quello del vino», che si aggiunge a etichette come il Rosso di Rosso (Merlot e Cabernet), il Bianco di Rosso (Chardonnay), il Nero di Rosso (Pinot nero), le Bolle di Rosso (Cuvée di Chardonnay e Pinot nero) e anche la Grappa di Rosso.

«Sono nato in una fattoria e ricordo ancora adesso mio padre che fin da piccolo mi mandava dentro le botti a pulirle - ha raccontato -. Avendo conosciuto Fabio Brescacin (presidente di EcorNaturaSì, di cui Rosso è socio), ho imparato che una coltivazione senza sostanze chimiche può dare un futuro all'agricoltura. Siamo così arrivati a una vera e propria biosfera, in armonia con l'ambiente circostante, all'insegna di un biologico che va anche oltre ogni certificazione. Io definisco la Diesel Farm un atelier nel suo ambito, perché il nostro è il primo vino bio italiano di alto livello».

L'imprenditore ha parlato anche di Otb, gruppo da oltre 1,4 miliardi di euro di ricavi, e in particolare del brand Diesel: «Dopo due anni di ristrutturazione, sta cominciando a performare e a registrare numeri con il segno verde. Non dimentichiamo che Diesel è il nostro faro, oltre che l'azienda più grande che abbiamo, da cui dipende il 60% del fatturato della holding: abbiamo lavorato sodo sulla freschezza, la modernità e la braveness, che peraltro rappresenta il dna del marchio».

«Le altre griffe in portafoglio stanno andando bene, a partire da Maison Margiela - ha aggiunto - e sono certo che anche Marni e Dsquared2 abbiano dei begli anni davanti. È appena arrivato Amiri (marchio di Los Angeles fondato nel 2014 da Mike Amiri, acquisito a giugno, ndr), un best in class che sale a bordo. Si identifica con uno sportswear di lusso di cui mi sono subito innamorato, dal posizionamento altissimo, in tessuti eccezionali: avrei voluto farlo io per primo!».

a.b.
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