A Wsm Fashion Reboot

Camera Buyer Italia studia la moda sostenibile e il mercato

Cbi-Camera Buyer Italia compie 20 anni e fa il punto sulla moda sostenibile con i talk #FashionForPlanet, in occasione del debutto di Wsm Fashion Reboot, il primo evento italiano dedicato alla moda sostenibile (al Base Milano, il 10 e 11 gennaio scorsi).

L’appuntamento dell'11 gennaio si è intitolato “The Buyer Sustainable Thoughts”. A moderare la tavola rotonda Francesca Romana Rinaldi - docente dell’Università Bocconi e autrice del libro, fresco di pubblicazione, Fashion Industry 2030 - che ha avviato i lavori con quello che ormai è un dato di fatto: «Il problema dell’integrazione fra etica ed estetica è superato». Ora serve un secondo step: la sostenibilità come approccio multistakeholder e multicanale, «perché diversamente non si arriva al consumatore finale, che oggi vuole essere un “consum-attore” o “consum-autore"».

Per renderlo protagonista si potrebbe investire sulla personalizzazione. «Permettere a un cliente di creare la propria borsa fino al decoro è importantissimo e consente al negozio di mettere al centro il rapporto fisico con il cliente» ha proposto Maria Silvia Pazzi, fondatrice e ceo di Regenesi, che ha cominciato a «trasformare i rifiuti in bellezza» 12 anni fa. «Quasi una follia, allora, visto che in Italia non c’era mercato».

Il consum-attore potrebbe anche essere coinvolto nel riciclo. Max Ferrari, presidente fondatore di MC2 Saint Barth ha raccontato che già dal prossimo anno potrà raggiungere l’obiettivo di realizzare tutto il beachwear in materiali riciclati e riciclabili. «La sfida successiva - ha anticipato - sarà convincere l’acquirente a riconsegnare il capo, quando non lo utilizza più, per poterlo riciclare. Pensiamo di dargli in cambio un contributo monetario, da utilizzare nell’acquisto di un nuovo costume del brand».

Anna Maria Rugarli, sustainability and responsibility senior director Emea di VF Corporation (The North Face, Timberland Vans, tra i marchi in portafoglio), ha ricordato che il gruppo americano ha cominciato il suo impegno nove anni fa, preoccupandosi dell’impatto ambientale. «Adesso si muove sulla base di tre pilastri - ha spiegato - il primo dei quali è l’economia circolare che prevede, per alcuni brand del gruppo, iniziative come la possibilità di avere il prodotto in prova, con l’opzione di restituirlo, oppure un take back program, per reimmettere il capo usato nel ciclo produttivo, ma anche training mirati riservati allo sviluppo prodotto». “Scale for good” è il secondo pilastro, che si traduce con l’impegno a proteggere da rischi le persone (in termini di dignità, salute, benessere) e il pianeta. Il terzo focus è la responsabilizzazione dei dipendenti e dei consumatori.

Però la sostenibilità non è ancora un driver degli acquisti. Lo ha confermato Luca Martines, ceo di Rewoolution, il marchio di technical-sportswear e urbanwear del gruppo tessile Reda totalmente tracciabile. «Nel caso di Rewoolution - ha spiegato - talvolta il negoziante coincide con il consumatore finale ed è difficile uscire da questo circolo. Resta il fatto che sia wholesaler che consumatori del marchio sono avanti in materia di moda sostenibile, mentre di solito quelli più aggiornati sono gli shopper». Online è un po’ diverso. Ti dicono: «Dammi il prodotto che vuoi che l’audience l’andiamo a cercare noi».

A proposito di web, Federica Storace è entrata nei dettagli di un business oggi in ascesa anche in Italia: quello del noleggio di abiti griffati. Lei ha fondato drexcode.com nel 2015, quando ancora la parola economia circolare non era così inflazionata. «Il noleggio di abiti resta un po’ lontano dal nostro dna e per noi all’inizio è stato difficile. In seguito siamo riusciti a creare una community da “educare” e oggi il 30% degli ordini viene dai repeater e il 30% dei clienti new entry arriva dal passaparola». «Credo - ha aggiunto - che i più giovani daranno un’accelerazione all’economia circolare: non sono una generazione del possesso, sono attenti all'over-shopping e stanno influenzando le generazioni più mature».

Chissà se i brand cominceranno, un giorno, a noleggiare le proposte delle loro collezioni. «Nell’automobile, Mercedes Benz e Bmw sono entrati nel segmento del car sharing» ha fatto notare Nicola Giorgi, senior partner PwC per l’area Fashion & Luxury. Camera Buyer può avere un ruolo nella cooperation virtuosa a suo avviso. «Già ora - ha ricordato - ci sono designer emergenti che si occupano della sostenibilità, a partire dalla scelta dei colori e della lunghezza delle fibre. Stella Mc Cartney ha realizzato prodotti la cui cura richiede minori lavaggi e i produttori di lavatrici si stanno preoccupando di cambiare le modalità di lavaggio». Nella moda sostenibile resta il problema del contesto normativo tutt’ora «vuoto».

Almeno da noi, mentre all’estero qualcosa sta cambiando. «In Francia dal 2023 nessuna azienda potrà più distruggere i propri prodotti - ricorda Giorgi -. In Svezia è prevista una defiscalizzazione per le imprese responsabili e il Regno Unito applica aliquote diverse a seconda dei tessuti utilizzati». «Per cambiare le cose - ha concluso Giorgi - resta fondamentale fare sistema».

e.f.
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